29 dicembre 2006

Quanto sei bella Roma quand'é sera

Ok io sarò a Roma.. ma ho ricevuto brutte notizie dalla galassia.
Sembra che una loggia di scienziati e filosofi pandimensionali..
anzi non voglio anticiparvi niente.
Insomma dateci dentro coi bagordi e non dimenticate l'asciugamano!
Per il duemilasette terrestre si vedrà: l'importante, come sempre, è non farsi prendere dal panico.
Arrivederci e grazie per tutto il pesce!

come 365 giorni, nostri, fa per altro.

27 dicembre 2006

Non chiederci la parola

Nel film, Il pianista, che vidi qualche anno fa, c'é una scena di un'intensità particolare.
Wladyslaw Szpilman, dopo anni di sofferenza, tocca nuovamente i tasti di un pianoforte, e suona un notturno di Chopin davanti ad un ufficiale tedesco, in mezzo alle rovine di una città distrutta.
Il baratro che si crea tra le note cariche di tristezza, e le anime derubate di ogni cosa, mi riempe di malinconia. Non solo per il film, ma per il mio essere una creatura senziente.
Per la paura di disfare finalmente le valigie, un giorno, e scoprirle vuote.
E sapere nel profondo che quotidianamente accetto di farmi strappare via con violenza, un pezzo per volta, la mia anima.

Chopin Ballade No.1

24 dicembre 2006

Chi poteva immaginarlo

Che,
vagando tra le stazioni radio,
ritrovatomi mio malgrado a guidare un'auto con autoradio a cassette,
anni dopo aver smarrito la mia gigantesca collezione di cassette 1989-2001,
io che a casa e al lavoro ascolto Stan Getz, Charlie Parker, Dizzie Gillespie,
io che davanti a un tempo jazz non riesco a resistere a suonare una batteria inesistente con spazzole immaginarie,
mi sono trovato ad ammettere che in fondo la canzone di Pink non mi dispiace
chi poteva immaginarlo.
who knew.

21 dicembre 2006

Anche le pecore vanno in paradiso?

Assediato dai cazzi miei, il lavoro punta il fucile, la famiglia è una squadra swat che fa irruzione nelle tue responsabilità, il macabro tour per regali affolla i pensieri più neri e per di più la combriccola del capodanno non è delle più convincenti.
La guida galattica stavolta non è di aiuto. L'autostoppista ha da qualche tempo preso la strada dell'universo, rendendo vuote le mie serate casalinghe.
La rassicurante dicitura "non fatevi prendere dal panico" non bazzica più tra le mie dita curiose, né è sufficiente la mia fida asciugamano per farmi sentire a posto.
Avrei la tentazione di raccontarvi il bene e il male del 2006.
Le prospettive di cambiamento e i cazzi e i mazzi.
I dischi che ho ascoltato come ogni buon indieblogger.
Vorrei dichiarare alla stampa però che odio quelli che criticano il natale, o che lo snobbano perché "la festa li rende malinconici". Fa molto radical chic. Se non sono io a farlo, chiaro.
Per di più la Punto si è fusa, e non scherzo.
Mi ci vorrebbe un motore ad improbabilità infinita.
Buonanotte teneroni (ps. il titolo? ma dai i Cake! Ho beccato questo vecchio video: i ragazzi avevano groove!)

10 dicembre 2006

La fine non è la fine

Il Lago dei Cigni è stato qualcosa di stupefacente.
Sono ormai avezzo all'opera, ma al balletto no. Bellissimo, emozionante.
In un balletto tutto è perfettamente armonico, dalla scenografia, alla coreografia, alla perfezione dell'orchestra. Amo il teatro e questa ne è di certo una delle massime espressioni: dialogare coi movimenti del corpo.
Nutrire lo spirito è importante.
I libri, le mostre, il teatro, i concerti, il cinema.
Senò lo spirito muore.
Cerchi dei morti?
Non ti puoi sbagliare, ci trovi tutti negli stessi posti nel weekend a sorseggiare i nostri cocktail e parlare per ore di nulla.

Bauhaus - Bela Lugosi's Dead

06 dicembre 2006

Ma quelli che studiano il cervello umano che cosa pensano della playstation?

Sull'onda del favoloso servizio Shiny, ecco alcune delle ricerche effettuate sui motori di ricerca che hanno portato, per non si sa quale assurdo rigiro della rete, fino alle pagine del mio blog.
Da sottolineare il geniale "Megan bocchinara", "togliere la puzza di cavoli", "metodo online per suonare la tromba" e il maniacale "casette di lego per i criceti".
E il mitologico pensiero di madre preoccupata: "ma quelli che studiano il cervello umano che ne pensano della playstation????"
Ah... si tratta di ricerche fatte negli ultimi 5 giorni!

04 dicembre 2006

L'assicuratore galattico, prime polizze su terranove

When i am king you will be first against the wall.
Un centinaio di anni fa, su Terra 9, c'é stata un grande rivoluzione.
Terra 9 è temporalmente pressappoco cento anni avanti rispetto alla terra, e gli eventi si realizzano più o meno nello stesso modo che da noi. Quindi quello che è successo là potrebbe succedere anche qui, a breve.
Perché se è vero che l'improbabilità dice che è improbabile che esistano due pianeti simili a così piccola distanza temporale, è appunto l'improbabilità a dire che non è impossibile.
E poi cavolo, grazie all'amico autostoppista galattico che mi fa da broker ho iniziato a fare polizze a basso prezzo a un paio di astronavi terranovensi, quindi vi assicuro che esiste.
Fare l'assicuratore galattico è un gran bel lavoro, si guadagna bene.
E' anche un po' rischioso se vogliamo: gli abitanti del pianeta Ghiacciolo mi vogliono morto da quando ho venduto loro una mega polizza "mancato freddo" per preservare i loro preziosissimi gelati alla crema da eventuali surriscaldamenti del pianeta.
Ma è il commercio che volete farci.
Comunque tornando a terranove, cent'anni fa certi tizi hanno fatto una rivoluzione.
Hanno fatto un bel bordello perché fino a quel momento tutto procedeva un po' come sul nostro pianeta, senza alti e con molti bassi.
Poi basta, di colpo, il loro ordine si è sovvertito.
Innanzitutto hanno levato di torno gli antipatici, ma siccome erano troppi hanno deciso di creare uno spazio dove ghettizzarli. Non tipo un campo di concentramento, ma un'intero continente dove gli antipatici potevano fare quello che gli pareva, basta che non stessero in mezzo ai maroni.
I rivoluzionari poi hanno pensato alle donne.
Hanno costruito un mega palazzo pieno di donne ologra-fiche, di modo che quando avevano voglia di darci dentro andavano lì, e per il resto della giornata potevano tranquillamente giocare a carte, guardare il calcio in tv, e bere tanta tanta maltina [la loro birra].
Ci si poteva ancora sposare, e fare figli, e tutte quelle altre menate.
La rivoluzione però aveva deciso che non era disdicevole andare con le ologra-fiche, per di più era gratis, e privo di rischi venerei.
E in breve le prestazioni dei tennisti migliorarono.
Anche gli scrittori scrissero di più.
E le donne avevano tutte meno mal di testa.
Insomma la sapevano lunga sti rivoluzionari, avevano studiato tutto.
E poi, colpo di genio, nessuno giocava più a Pes.
Perché il gioco più bello dell'universo era Sensible Soccer.

03 dicembre 2006

Povero, povero, Oloferne

Ieri sono andato a visitare la mostra Schiele, Klimt, Kokoschka e gli amici viennesi al Mart di Rovereto. Ho colto l'occasione anche di visionare la mostra permanente Mitomacchina. Storia, tecnologia e futuro del design dell'automobile e l'interessante sperimentazione video di Douglas Gordon "pretty much every word written, spoken, heard, overheard from 1989....".
Quest'ultima mi ha particolarmente scosso per il violento uso dell'immagine su schermo; in particolare un'installazione che riportava interamente il film Psyco: ma rallentato al punto da durare 24 ore.
Sicuramente un'ottimo studio sui concetti di spazio e di tempo.

28 novembre 2006

Ci metterò l'anima, come mi hai insegnato tu

Non ho più l'età per il rock and roll.
Due concerti in venti giorni, ed entrambe le volte il mattino successivo mi sono svegliato con un febbrone, mal di schiena, bocca impastata.
E non mi faccio di eroina prima di suonare eh. Mangio di merda, quello si.
Comunque sia anche stavolta è andata bene, a parte i suoni che non erano proprio perfetti e che senza monitor sentire gli altri non era facile.
Scaletta quasi identica: John Wayne, Dresda, My Funny Valentine, Playground Love.
Siamo piaciuti molto, nonostante tutto, e potrebbe arrivare a breve la possibilità di qualche data fuori Genova..
[Mercoledì pomeriggio prima fase di registrazione multitraccia]
.
Dopo di noi, alla Madeleine, i nostri amici Siné. Sono un po' di nicchia nelle sonorità, e suonano un genere parecchio inflazionato [contraddizione?], ma hanno qualcosa che mi piace molto.
Sicuramente un grosso merito va a Matteo, che ha un talento innato nel cantare, nello scrivere i pezzi e nell'interpretarli.
Mi piacerebbe farveli sentire.
.

Leonard Cohen - Isle of Wight 1970

26 novembre 2006

Caricare, scaricare, suonare, ricaricare, riscaricare. Leggi: Dresda live

L'orribile trafila degli ampli in spalla e dei sedili abbattuti si ripeterà oggi pomeriggio, per il concerto alla Madeleine, localetto che sarebbe stato fumoso un tempo. Vico della Maddalena, Genova naturalmente.
Noi godspeedeggiamo come sempre, o quantomeno ci proviamo. Purtroppo stessa scaletta della serata Disorderdrama con le Ian Fays, non abbiamo avuto tempo di preparare i nuovi pezzi.
Ma dopo di noi suonano i Siné, ex deliri di blake, che sono bravi bravi.
Insomma dalle 23 in poi concerto dei Dresda, poi Siné.
Ah, e oggi mi sono riascoltato dopo tanto tempo i Kashmir. Mi piacevano e mi piacciono ancora, quando capita.


Kashmir - The Aftermath

23 novembre 2006

Chi mette la poesia dentro i discorsi

Papageno era da tempo alla ricerca della sua Papagena.
Non una donna qualunque ma una Papagena, l'esatta metà della sua mela.
Nel frattempo Papageno si dedicava a bere molto vino, mangiare poco e farsi i cazzi suoi.
Suonava anche la tromba ai matrimoni, ma non lo pagavano mai perché a fine cena era sempre troppo ubriaco per preoccuparsi di presentare il conto. Quando non era stato malamente allontanato dal ricevimento per cause diverse del tipo: invitare la sposa con ampi gesti a fargli un pompino, vomitare sulla torta prima del taglio e cose del genere.
Un tempo era stato anche un gran gentiluomo da salotti bene, poteva conversare indipendentemente con un travestito, una nobildonna o Adolf Hitler e riuscire comunque a sfangarsela alla grande.
Poi con la destra al potere, gli amici invecchiati, e la passione per il vino e il jazz aveva iniziato ad isolarsi un po'.
Ma un giorno incontrò Papagena, la sua Papagena.
La conobbe sulla spiaggia del paesino dove lui viveva e dove lei veniva a passare una settimana di vacanza all'anno.
Gli ci vollero tre anni per rivolgerle la parola.
E quasi quattro per invitarla ad uscire. Quasi quattro perché mancava un solo giorno alla partenza della bella biondina crucca dalla carnagione lattea, gli occhi più azzurri di uno Stabilo, e i capelli così biondi, lunghi e sottili da sembrare quelli finti delle bambole degli anni ottanta.
Era la grande sera, la passò a prendere sotto casa.
Per l'occasione Papageno aveva indossato una cravattina bordeaux forse anche un po' troppo elegante, ma il gioco valeva la candela.
Papagena si divertì moltissimo quella notte, e parlarono, parlarono, parlarono. Due lingue diverse, ma la fantasia maschile può supplire a qualunque carenza culturale.
Improvvisarsi poliglotta non è certo impresa da poco, e in quell'occasione l'angelica presenza femminile apprezzò divertita gli sforzi immani del nostro avvertito.
Si fece mattina e fu un bacio piccino picciò, una promessa e un anno di attesa.
Un anno di vino, tromba e qualche chiacchierata qua e là davanti ad un caffè.
E la notte a sognarla. Quel suo modo di essere divertente, spiritosa, di essere donna ma senza quell'alone di microdramma che le donne sanno portarsi dietro.
Poi arrivò l'estate e la paura che Papagena potesse non tornare più.
Ma Papagena tornò, con una grande valigia e il desiderio di rimanere col suo strambo principe azzurro. E così fu, e non ci furono mai microdrammi né crisi, perché Papagena era una semplice ragazza crucca. Non ci furono mai tradimenti o desideri di novità. Perché loro erano le due metà della mela. E seppure lei era molto più bella di lui, lei non mancò di amarlo ogni giorno.
Papageno beveva il vino e suonava la tromba.
Papagena beveva qualche bicchiere e ascoltava Papageno suonare.
Anche ai matrimoni, dove lui non faceva più coreografia, e a volte indossava persino la cravatta bordeaux.
E a guardarli tutti sospiravano un po'. Anche certi sposi il giorno delle nozze.
Perché a vedere due persone così, veniva il sospetto che la vita potesse essere più semplice di quanto si immaginava.


Death Cab for Cutie - I will follow you into the dark

21 novembre 2006

Dresda, qualche comunicazione di servizio

E' solo una comunicazione di servizio: pubblicate le foto della data dei Dresda al Buridda. Grazie ad Anna -anche per la cena- e alla nostra bravissima fotografa ufficiale nonché grande fan, Stefania.
Intanto abbiamo [ho] creato il mice-pace del gruppo, per dirla alla
La Quiete, ma non lo pubblicizzo ancora perché mancano le canzoni.
Le canzoni, piacendo a Dio, dovrebbero subire a breve una bella multitracciata grazie a Bernardo dei
Cut of Mica.
Piacendo a Dio e ai Cut of Mica naturalmente.
Tornando a Micepace, devo ammettere che non l'ho mai gradito: per il semplice motivo che dovrebbe essere uno spazio per musicisti ed invece è pieno zeppo di non-musicisti che fanno social networking, squallido per altro. A fare a gara a chi ha più contattini.
Sottoprodotto di quella non-cultura indie che non-sopporto.
Ma leggo proprio oggi su
inkiostro che Myspace sembrerebbe in declino.
Per fortuna aggiungo io.

18 novembre 2006

Invecchio, dimentico le cose.Racconterò ai nipoti di quando ero in Vietnam:dimenticando che invece era Platoon,cazzo.

Dal 1997 in poi il mio più grande amore musicale sono stati i Radiohead.
Tante cose sono cambiate nel frattempo, ma questa no.
Molti dei miei vecchi amici sono diventati dei simil-yuppie-senza-portafoglio.
Disgustosi.
Li disprezzo con molta pena, senza cattiveria.
Cerco di starne alla larga perché i loro discorsi mi mettono a disagio: mi fanno pensare ad American Psyco.
Mi fanno pensare alla morte, alla decomposizione, alla democrazia dei sentimenti, all'arredamento funzionale.
Mi mettono a disagio perché sembrano quasi veri nel loro essere young urban professionals.
Però mi vien da ridere perché io guadagno molto più di loro.

E comunque sia ho paura che Thom Yorke e soci siano un po' stanchini.
Il passato Hail to the Thief era un bell'album [e A Wolf at the Door uno dei loro pezzi più belli] ma non più così trasudante di emozione come lo erano stati quelli precedenti.
Sono felice di essermeli goduti nel loro momento di massima creatività, a cavallo del nuovo millennio.
A volte sostengo [e tendo a ripetermi essendo un po' arteriosclerotico] che il 31 Maggio 2001 sia stato uno dei più bei giorni della mia vita.
E forse è proprio così: perché avevo vent'anni esatti, non me ne fregava un cazzo di niente, ero libero come l'aria, e quella sera all'Arena di Verona quando i Radiohead suonarono una dopo l'altra le loro migliori canzoni pensai: ora posso anche morire.

Radiohead - Paranoid Android

16 novembre 2006

E' fico -> fa fico -> mi piace [ma solo se è indie]

Quel fallito di J.Ax in una sua canzone declama: "vendo troppi dischi per piacere a quelli che scrivono sui blog". Frase infelice e generalizzante se vogliamo, ma c'é un fondo di verità.
Così come lievemente incendiario è stato l'intervento di Jukka [nientepopò di meno che uno dei Giardini di Mirò] riguardo i Grizzly Bear.
Concordo col popolo dei bloggers quando si "lavano le mani" dicendo che il blog non è informazione, è autonomo desiderio di esprimere qualcosa delle proprie idee ed opinioni.
Ciò non toglie che ho notato spesso, in molti dei blog musicali che seguo, una tendenza all'omologazione dei gusti.
E' fico: mi piace e ne parlo.
Tra parentesi un fenomeno stupefacente è che la tendenza omologante dei bloggers ha colpito anche i non bloggers. Insomma, devo essere sincero, la cultura indie odierna mi disgusta: si muove verso i partiti presi, come ogni modarella da quattro soldi.
Il problema è che il blogger spesso crede di muoversi in un ambito esterno al mainstream: la verità è che in molti casi, seguendo il flusso di link e passaparola si arriva a questa o quella rivista musicale, cinematografica, scandalistica, di moda o meno.
La mia impressione è che in molti oggi, all'urlo di "indiependent!", si stiano immolando alle regole del modaiolo perdendo in originalità e, soprattutto, in obbiettività.
Si rischia di trasformare la merda in fenomeni di costume.
O forse sono solo io che non riesco a reggere roba tipo le Pipettes, o a ritenere sopravvalutati i Tv on the Radio, o a credere che i Lemonheads non siano stati questi dei della musica indipendente.
Forse dovrei semplicemente smettere di leggere i blog. Almeno quelli che invece di far trasparire un po' di personalità dell'autore si limitano a prendere riportare e riconfezionare opinioni precotte [musica, cinema, politica, arte....].
Ma alla fine dei conti il blog è una punta di iceberg: è una corrente ben più ampia quella che vede l'alternativo diventare sempre meno alternativo e sempre più modaiolo.

15 novembre 2006

La Guida Galattica sa essere democratica ma anche stronza. Mai quanto il Tg4. Il Tg4 però fa sicuramente più ridere.

La Guida Galattica è un libro poliedrico: in esso c'é la conoscenza in ogni forma possibile ed immaginabile.
E' l'una e trenta del 15 Novembre 2006 sul pianeta terra, sono a letto col portatile sulle ginocchia e il cane bollente che occupa, sua bontà, tre quarti della "mezza piazza". Per di più russa.
La nostra tecnologia ci permette di stare su internet anche a letto [anche al cesso volendo]. La guida galattica linka infatti la definizione di wireless a quella di pigrizia.
Mi piace vagare tra gli infiniti riferimenti di questo imprevedibile testo, quando l'amico autostoppista me lo mette a disposizione. Non succede spesso, perché un autostoppista galattico si sente sperduto senza il suo indispensabile tomo. [Non gliel'ho mai detto per carineria, ma credo che sia quasi diventato una specie di feticcio dal quale non riesce a separarsi neanche un minuto.]
Comunque sia parlavo di pigrizia, di wireless, e zac mi trovo a leggere del pianeta Ciarla, galassia Parrucchiera, dove la gente nei bagni si fa installare due o più water per cagare e conversare. Un sogno del quale devo anche avervi parlato in passato. Mi permetto di editare la definizione di "conversazione al bagno" inserendo il link ad un altro mio desiderio inenarrabile: le birrette fresche al posto dell'armadietto dei medicinali: in un nanosecondo sei milioni di Ciarlani mi bacchettano, perché in questo modo sembro collegare le loro usanze ultramillenarie ai vizi terrestri, cosa che da loro è paragonabile al nostro "sei un terrone di merda". Su Ciarla sono più razzisti degli imprenditori brianzoli ma mi guardo bene dal dirlo perché la guida galattica è un testo oggettivo e le mie considerazioni personali non possono intaccarne l'estrema cura dei particolari.
Fortuna che c'é la piccola internet dove posso sfogarmi abbondantemente contro una razza che defeca e conversa mediante lo stesso pertugio.
Ma lasciamo da parte queste inutili beghe e torniamo alla cultura.
La terra non è una sola. Esistono infinite terre in infinite dimensioni alternative. Secondo la GGpA [abbrevio per comodotà, me lo concederete!] si crea una terra alternativa in ogni momento in cui un qualunque essere vivente o meno cambi la propria rotta anche infinitesimamente. Ogni sassolino che si sposta a causa della marea, ogni goccia d'acqua che scivola su una pietra, ogni volta che decido o meno di spararmi una sega, insomma ogni infinitesimale particolare produce una dimensione alternativa. La realtà che noi terrestri percepiamo, data la solita pappardella sulla tridimensionalità della nostra mente, è la media di tutte queste dimensioni: ed è ciò che noi chiamiamo caos, o fato, o destino, o provvidenza, o meccanicismo o cazzi e mazzi.
Il concetto è semplice.
marco si spara un segone.
marco non si spara un segone.
Ciò produce due dimensioni ben distinte. Naturalmente tutto è basato su un sistema probabilistico, secondo il quale le dimensioni marco si spara un segone sono infinitamente più diffuse dell'alternativa e di conseguenza la dimensione percepita come realtà sarà proprio quella. Ma non è un dogma: potrebbe anche prevalere la dimensione marco non si spara un segone, ad esempio nel caso in cui il calcolo probabilistico vada ad intersecarsi con la dimensione marco si è appena sparato un segone.
Sembra complicato ma non lo è poi così tanto: la GGpA sostiene insomma che la nostra realtà percepita non sia null'altro che il risultato medio e probabilistico dello scontro ed intersecarsi del movimento delle particelle esistenti nell'universo che conosciamo.
Naturalmente questo discorso può applicarsi solamente ai terrestri in quanto è risaputo che ogni razza dell'universo ha un proprio modo per percepire la realtà circostante.
Addirittura in alcuni pianeti con concezione dello spaziotempo monodimensionale lo stesso concetto mi sparo un segone è sottoposto a molteplici limiti del tipo: "quando?" "dove?" "come?" e soprattutto "cos'é quando?" "cos'é come?" "cos'é dove?". Frustrante no?
Tornando alla GGpA si parla anche di aneddoti divertenti riguardanti il pianeta terra.
In una delle dimensioni createsi, che però non sono state percepite come realtà a causa del sistema probabilistico, uno scienziato ha scoperto il vaccino per l'aids ma ha deciso di non renderlo pubblico.
Il tizio si era chiuso in questo laboratorio per oltre quindici anni alla ricerca di una cura per salvare l'umanità da questa piaga terribile e dopo molteplici inutili tentativi una sera si trovava solo soletto a riflettere.
Nella realtà percepita andò in bagno a spararsi un segone, nella dimensione di cui vi racconto invece, ebbe un'illuminazione favolosa e trovò l'elemento mancante e il vaccino definitivo.
Al settimo cielo decise di rendere pubblica al più presto la notizia, ma, essendo stato chiuso per tutti quegli anni nel suddetto laboratorio decise di fare un piccolo test per valutare come sarebbe stata recepita la scoperta nel duemilasei. Aprì la porta dopo tanto tempo e prelevò il più recente degli elenchi telefonici che nel tempo i solerti impiegati della società telefonica gli avevano abbandonato davanti al laboratorio-casa. Scelse degli utenti a caso e compose i relativi numeri.
"salve ho scoperto il vaccino per l'aids, lei che ne pensa?"
Utente 1: "l'aids lo prendono solo i culattoni di merda, non me ne frega un cazzo."
Utente 2: "Se non fosse per l'aids dovremmo fucilarli tutti quei tossici".
Utente 3: "ma lei è pazzo? Una volta debellato l'aids ci sarebbe un incontrollato sviluppo demografico del terzo mondo che causerebbe in tempi relativamente brevi la sovrappopolazione del pianeta e la distruzione dell'umanità a causa della fine delle risorse. E poi ci sarebbero un sacco di marocchini in più sui treni."
E così via, per un mucchio di telefonate.
Alché lo scienziato, amareggiato, nella dimensione di cui vi sto raccontando convertì il suo laboratorio alla ricerca di come legare al meglio il sugo con le melanzane e i rigatoni, non rendendo mai pubblica la scoperta.
E questo è solo uno degli infiniti aneddoti che ci sarebbero da raccontare.
Pensate a Giulio Cesare che sopravvive alle idi di Marzo perché quella mattina si stava sparando un segone.
La GGpA indugia moltissimo sull'importanza della masturbazione sul corso della storia terrestre.
Bene, il cane ha deciso che gli ho scassato i maroni e si dirige verso il matrimoniale dei miei vecchi. L'autostoppista galattico reclama la sua Guida, ed io carinamente gliela restituisco, non senza aver prima provato ad inserire la definizione di "M.D." sotto l'elenco dei più grandi ficaccioni della storia dell'universo dall'inizio a prima dell'inizio e ancora prima.
Ma essendo stato cancellato a priori non sono apparso comunque.
Ventisei miliardi di Ciarlani mi mandano cortesemente affanculo. Villani.
Ed io me ne vado a dormire.

Afghan Whigs - My world is empty without you

11 novembre 2006

Ossimorico: che vita di merda!

Due giorni che ho un mal di pancia devastante.
Dio sa se è stata la cena Vegan, o la torta di compleanno di mio padre, o gli eccessi alcolici: sto male e tanto basta.
Passo il tempo a letto con un cuscino sulla pancia, o peggio al cesso.
I Dresda l'altra sera se la sono cavata alla grande [così come il mio nuovo Fender Blues DeVille Reissue 60w superminchiavalvolare che mi ha flagellato il conto corrente in questi giorni]. La scaletta è stata: Dresda, John Wayne, My Funny Valentine, e la cover decadentista di Playground Love degli Air cantata da Matteo dei Deliri di Blake.
Insomma tutto a posto e niente in ordine [nelle mie parti basse].
Ma suonare dal vivo in determinate condizioni è sempre un gran piacere: c'era un sacco di gente, attenta soprattutto. Che, per chi fa certo post rock, è cosa abbastanza essenziale.
Un beso a tutti.
Torno a letto, o vado in bagno.


09 novembre 2006

Vedi gli Zu, e poi muori

Non era proprio così, ma si adatta alla perfezione. Ricordate che qualche tempo fa, nelle mie innumerevoli discussioni sulla musica "oggi", vi citai gli Zu? Bene sono andato a vederli dal vivo qualche giorno fa, e mi hanno letteralmente preso a sberle dall'inizio alla fine del concerto.
Mai subito in vita mia tali bordate sonore da un trio jazz.
Cazzo è hardcore!
Raramente ho visto batteristi così eclettici in azione.
E ancor più di rado ho sentito un set di tale livello.
Assoluti, totali.
Ma che suoniamo a fare ormai?

Comunque sia ricordatevi che oggi i Dresda, nonostante i mostri sacri visti in azione allo ZuFest [tra i quali nella mia classifica affettiva personale spicca sicuramente Mike Moya, tra i fondatori dei Godspeed You! Black Emperor], si esibiranno nei loci e nei modi descritti poco sotto.
21.30 puntuali si inizia!
Ecco che si dice di noi sconosciuti al momento:

Bio: Gruppo di nuova formazione dalla riviera di levante che debutta sul
palco del Buridda.
Ci piace scoprire insieme a voi le loro doti nel proporre un
post rock strumentale che spazia nelle sonorità dei numi tutelari del genere:
Mogwai e GodspeedYou!BlackEmperor. Chitarre arpeggiate, crescendo epici, basso e batteria in costante battere e spingere.


Dopo tutto il lavoro fatto negli ultimi tempi, speriamo di non tradire le aspettative.
E infine non bacchettatemi per la latitanza da queste pagine dell'ultima settimana, avevo [ed-ho] sempre un sacco di cose da raccontare: ma le giornate sono state davvero tra il pazzesco e il mortale.
Ho delle storie belle però, ora.

02 novembre 2006

Disperato, erotico, stomp [ovvero l'autolesionismo economico del chitarrista]

La maledizione dei Dresda continua. Ieri in un colpo solo a pochi giorni da un concerto mi sono trovato con l'amplificatore in panne e l'alimentazione della pedaliera a puttane.
Il che si traduce in un arricchimento immediato del dott. Merula di Cherasco.
Colui che tutto può, anche fare un finanziamento ad uno dei bassisti più inaffidabili della scena postrock mondiale.
Comunque ecco il volantino della serata. Un po' di supporto non guasterebbe. E poi due gruppi di ragazze e noi: quantomeno vi rifate gli occhi dopo esservi consumati le orecchie.
Io da par mio prometto di essere palesemente ubriaco.


27 ottobre 2006

Halloween alle porte, io mi eclisso.

Curioso.. oggi mi sono ascoltato in macchina un misto fatto a inizio 2003 e tra Inertiatic Esp dei Mars Volta e Clair de Lune dei Trail of Dead, che ti trovo? Seven Nation Army dei White Stripes. Wow, penso: come cambiano le cose. Oggi quella canzone non si può più ascoltare.
La giornata di oggi è stata intensa e [abbastanza] prolifica. Ci sono buone nuove riguardo un'intervista londinese che da tempo attendo con ansia.
Per intervista intendono colloquio, spero.
Comunque sia volevo solo segnalarvi, miei amati lettori, che parto per qualche giorno e non credo avrò modo di aggiornare il blog.
Vi lascio coi La Quiete, che non si sa mai.
.
.
la quiete - eravamo amici, mah

26 ottobre 2006

The fallen leaves drift by my window

Ammetto di esserci cascato.
Sono andato a farmi un assaggio di un seminario di chitarra.
Avevo giurato a me stesso che non l'avrei mai fatto, ma per curiosità ci sono andato comunque.
Ad attendermi però non c'era Mike Stern, come avrei auspicato, bensì Pier Gonnella, chitarrista che, seppur io non apprezzi il genere, rispetto tantissimo per la tecnica, la competenza e soprattutto l'impegno e l'umiltà.
A fargli da controcanto per la parte di batteria c'era il sopravvalutato, tra i batteristi liguri, Peso dei Necrodeath. Prima di iniziare la sua parte il nostro batteraio si è accertato che in sala non ci fossero batteristi jazz, aggiungendo un penoso "per fortuna".
A parte che un qualunque batterista jazz, a Peso, con tutto il rispetto, gli piscia in culo.
Ad alcuni chiedi "suoniamo un po' di jazz", e quelli ti dicono che il jazz si fa solo con quel pumciapumciapumciacia. Ma che cazzo suoni a fare se ancora credi che il jazz sia solo pumciapumciapumciacia?
Ma le considerazioni che volevo fare sono altre.
Suonare è anima. Non ha importanza quanto tu vada veloce sul manico.
Avere la presunzione di "saper suonare" è puro nulla, perché l'atto di creazione della musica è ben altro. Distinguiamo l'arte dalla tecnica. Un bravo disegnatore non è un pittore.
Ho visto tanti volti basiti davanti alle dita veloci del caro Pier, vagiti di ammirazione.
Sono fortunato: mi salvo da tutto ciò, mantengo il dovuto distacco, non vado veloce sul manico...
Per quanto si possa imparare di uno strumento nessuno potrà mai insegnare l'ispirazione, il saper scrivere. Il saper colpire allo stomaco o al cervello quando si vuole comunicare qualcosa.
Perciò disprezzo chi si approccia all'arte e alla musica [che è un'arte!] con poca cognizione di causa, alla ricerca di tecnica che possa supplire alla mancanza di ispirazione.
Cercate nello stomaco, non nelle dita.
E se vi restano solo le dita rimarrete sempre strumentisti, in attesa di qualcuno che scriva per voi, o in qualche anonima cover band di provincia, a scimmiottare il già fatto, il già sentito.
Meglio rimanere anonimi, ma non dover suonare la musica di nessuno, se non la propria. Chiamatela presunzione, o privilegio, o desiderio di esprimere ancora un po', solo un po', se stessi.
.
[Ah ragazzi, per inciso, gli Afterhours non sono PIU' originali da oltre 10 anni. Imitare oggi gli Afterhours pensando di essere Indie, non ha mica senso.
Come non lo sono MAI stati i Dream theather, o Vai, Malmsteen o mille altri.
Come non lo sono PIU' i Radiohead di Hail to The Thief, pur essendo un bell'album].
.
Quindi qual'é la musica migliore?
Quella che esce dallo stomaco, non dalle dita.
.
ps. inizialmente avevo messo due video, uno in cui Petrucci Vai e Satriani con Portnoy suonavano
Purple Haze e questo. Poi l'ho rimosso.
Niente merda sul mio blog.
Solo ted greene che suona autumn leaves ad un seminario..
.

24 ottobre 2006

C'era la luna e avevi gli occhi stanchi

L'amore fa fare cose stupide. Io ne ho fatte, eccome.
Ogni amore ha la sua musica.
Quattordicenni che si incontrano alla festa di capodanno.
Compagni di liceo che si tengono per mano sottobanco.
I navigati, che risentono la canzone che li fece innamorare. I Procul Harum, magari.
Il cazzo di tempo delle mele.
Gli innamorati delusi, davanti all'autoradio, col mazzo di fiori sbattuto sul tappetino.
E le coppie che non smettono di guardarsi, dopo tanti anni.
I giorni di pioggia insieme sotto le coperte.

Ma prego Dio,
ogni giorno di Ottobre di ogni anno della mia vita
che non mi chieda di mascherarmi per Halloween.
Perché per lei lo farei di sicuro.
Ma io odio Halloween.
Odio il carnevale.
E soprattutto odio mascherarmi.


Stan Getz & Chet Baker - My funny Valentine

18 ottobre 2006

So che tu sei, ma dove sono io.

Stanotte io e l'autostoppista galattico abbiamo chiacchierato su uno dei miei post di qualche giorno fa, su uno dei miei libri preferiti e su uno speciale di raitre riguardo le epurazioni di Stalin. La gente che spariva, come se non fosse mai esistita, il loro nome cancellato da qualunque registro, le foto, i ricordi.
Cancellare una persona non è impossibile, ci vuole semplicemente metodo.
Ricordate il lavoro di Smith in millenovecentottantaquattro? Correggere i giornali passati in modo da far tornare tutti i riferimenti.
Ma non vorrei sviare troppo dalle interessanti osservazioni del mio amico viaggiatore.
Alle menti più paranoiche, come me, capita spesso di ragionare in chiave apocalittica. Costantemente ho l'impressione che il percorso nello spaziotempo dell'umanità sia una spirale.
Ma cos'é un evento apocalittico ragionando nella relatività galattica? Non certo un atto autodistruttivo di un piccolo nucleo di soggetti in un infinitesimissimo universo.
Pensiamo ai suicidi di massa delle sette di svalvolati, per avere un riferimento. Ok, è triste sapere che cento persone si siano uccise in nome di un idolo, ma l'umanità va avanti con tutte le sue croci e delizie.
Così l'universo! E sulla guida galattica c'é scritto anche il come e il quando l'umanità si estinguerà, il tutto sotto la definizione di terrestri. Ventidue parole in tutto, non un granché. Persino meno righe della definizione di Sbronza colossale e dell'addendum Come affrontare una sbronza colossale.
Per altro sulla guida galattica si parla anche dell'evento apocalittico che risucchierà il tutto [o "che ha risucchiato", a seconda della concezione di tempo che prendiamo come riferimento] creando il ritorno al nulla. Ed è un evento incredibilmente stupido e fumettistico [ma ho promesso di non svelarlo].
La mia domanda è stata: "ma se sappiamo come succederà.. perché non impedirlo in qualche modo?"
Semplice, perché è già successo nel futuro e non c'é nessun modo per modificare un momento.
Ottimo, penso, si ritorna sempre lì: la discussione sul libero arbitrio, e perché no, su Dio.
Mi racconta l'amico di averne discusso a suo tempo con notevoli cervelloni con nomi ben più altisonanti di me, Wittgenstein, Tommaso D'Aquino, Maometto.. e di tornare spesso e volentieri a far discorsi con loro davanti ad una birra fresca, senza riuscire a concludere granché.
Ma io ti frego amico mio. Io ho google.
Apro google images e gli chiedo solennemente di rivelarmi l'immagine di Dio.
E.. illuminazione!
Dio è un musicista metal.
Vacca boia, a saperlo prima.

Tortoise - Glass Museum

15 ottobre 2006

Ritornando ai Pixies

Più volte mi sono posto il quesito su quali siano i confini per essere considerati musicisti, strimpellatori, o semplici suonatori di strumenti. E su queste pagine forse ne avrete colto qualche accenno.
Contemporaneamente la discussione su cosa possa essere, o meno, considerato musica, arte o sperimentazione si è molto ampliata, per un motivo semplice: per continuare ad esprimersi gli artisti devono necessariamente andare oltre ciò che è già stato fatto. E probabilmente le chitarre non possono più bastare. Ma i conservatori sono allarmati: l'elettronica non è rockandroll, tutto quello che di buono è stato fatto risale agli anni settantaottanta. E così via.
C'é ancora chi pensa che mettere su una cover band dei Led Zeppelin possa dare diritto a dire la propria sul mondo della musica oggi.
Nonostante l'assolo di Heartbraker, o forse in forza di esso.
Mi è capitato recentemente di assistere a performance in bilico tra la sperimentazione sonora, la follia e la musica. E alla domanda: "ti è piaciuto?" ho risposto più che altro "mi ha interessato". Questo è il punto: determinate involuzioni odierne perdono in immediatezza. E forse questo potrebbe essere l'obiettivo di determinati artisti: mettere in atto una musica straniante. Non più diretta all'ascoltatore, ma diretta ad attivare determinati filtri mentali.
A volte invece è solo rumore spacciato per sperimentazione.
Perché il confine tra l'arte e la merda è molto labile.
Talvolta l'arte e la merda possono persino finire per coincidere, o per stare dentro alla stessa scatoletta.
Ad esempio poco tempo fa ho assistito alla performance di un sassofonista (Talibam!) che provava ad utilizzare lo strumento per fare noise grazie all'ausilio di alcuni pedalini. Qualunque cosa mi si può dire meno che il tizio in questione fosse consapevole di quello che faceva.
Supportato da altri musicisti estremi ma di buon livello, il caro trombettiere avrebbe dovuto rinunciare ad un po' di show per indagare davvero le sonorità che si potrebbero ottenere dal suo strumento con un utilizzo sapiente del delay, delle distorsioni, dei feedback. Quello che otteneva era solo una gracchiante e fastidiosa frequenza sonora.
Lecito chiedersi: di che si tratta? Dell'arte, della merda, della scatoletta?
Il gruppo in questione è comunque un'apprezzata avanguardia, e per quanto questa sperimentazione possa essere grezza va comunque considerata degna di rispetto. La storia deciderà se è merda, arte, o scatoletta.
La verità è che, oggi, per essere musicisti autonomi è necessario cercare una propria strada senza scimmiottare. Tutto il resto è reprise di concetti settanta, ottanta, novanta.
E' un mondo complesso, nel quale veramente pochissimi hanno qualcosa di interessante da dire.
Prendiamo gli Zu, ad esempio. Contaminazione e ricerca.
E la riflessione, tornando ai Pixies, che bastava essere i Pixies, tornare agli anni ottanta, e scrivere Debaser.

13 ottobre 2006

So che tu sei, ma cosa sono io.

Karamazov aveva trovato questa strano sarcofago mezzo sepolto dalle sabbie radioattive e con somma fatica e rischio era riuscito a disseppellirlo.
Aveva trovato una chitarra, senza sapere cosa essa fosse. Semplicemente lo stupendo tesoro del sarcofago, a metà tra un fucile d'assalto e una racchetta da pallacorda.
Ogni tanto la estraeva dalla custodia e la scorreva tra le mani, assaporando le asperità del legno, studiandone la forma armoniosa.
Karamazov non era mai stato un cervello, né se ne faceva un cruccio, perché per vivere nel suo mondo era necessario non farsi troppe domande. Ed in questa buona abitudine, essere un po' lenti di comprendonio, poteva essere d'aiuto.
Tutti si suicidavano. Quelli che leggevano i libri si suicidavano. Quelli che si innamoravano si suicidavano. Quelli particolarmente intelligenti si suicidavano. I potenti si suicidavano.
Ne uccideva più il pensiero, la bramosia, la speranza, che il fallout.
Il mondo stava diventando esclusivo retaggio dei ritardati.
Ma poi in ritardo rispetto a chi, a cosa, in una notte lunga ed immutabile nella quale neppure misurare il tempo aveva il benché minimo senso.
Karamazov amava collezionare oggetti del passato. Voleva creare una memoria che non aveva.
Immaginava la vita degli oggetti che trovava, e conoscerne l'uso non era essenziale allo scopo della memoria. Perché sapere che la macchina da scrivere che custodiva gelosamente potesse servire per scrivere piuttosto che per pescare o fare musica non era assolutamente necessario. Tip tap tip tap. A Karamazov gli oggetti servivano per sognare, scorrendo le dita tra i fantastici ingranaggi di un orologio da taschino, o riflettendo il proprio sguardo sulla superficie di un compact disc.
Insomma era riuscito a sopravvivere alla morte generalizzata semplicemente creando il mondo da zero.
Perché in fin dei conti la realtà non esiste, è pura emanazione della ragione.

06 ottobre 2006

All' una e cinquantuno del cinque ottobre duemilasei

Death in Vegas - Dirge
--
Salgo in macchina intorno all'una e mezza. Il parcheggio deserto del centro commerciale, il rumore dei passi e delle ventolone. Un tizio appena fuori carica una puttana di almeno sessant'anni [spesso mi è capitato di passare di là andando al multisala, e di chiedermi chi cazzo mai potesse caricare una simile vecchia battona].
Poi l'autostrada, e mi sono messo su Chopin, i notturni. Probabilmente Chopin nel 1996 avrebbe pubblicato un disco, inizialmente ignorato, ma con gli anni elevato a manifesto del postrock. E poi magari avrebbe anche jammato coi Tortoise alla ricerca di nuove sonorità in qualche locale fumoso del nordeuropa. Ad Amburgo credo, a St.Pauli sulla Reeperbahn.
Ed ecco che un guidatore distratto rischia di spalmarmi contro il muro di una galleria alle 01:51 del 05/10/2006, ora e giorno della mia potenziale morte.
Cazzo, penso, voglio Chopin al mio funerale, non come invitato naturalmente. Vorrei qualche superpianista che mi facesse lacrimare tutti i convenuti.
Anzi, forse per il mio funerale preferirei una banda, di quelle che si sentono nei paesi e che suonano i pezzi tristi. Col piatto e le trombe.
Se fossi morto all'01:51 del 05/10/2006 non avrei potuto comunicarlo al mondo. Bé ora lo sapete: ricordatevene dovessi morire un giorno o l'altro.
Poi, giunto quasi a destinazione, all'uscita dell'ultima galleria, poco prima della mia corsia di de-ce-le-ra-zio-ne.. un insettone, credo, mi esplode sul vetro davanti, in un lussureggiante e centimetrico incontro splatter col suo destino.
Ecco... allora era il suo funerale, non il mio.
[e questo non c'entra un cazzo col gatto che ho buttato nel cassonetto: quello non l'avevo ammazzato io].

04 ottobre 2006

C'era una volta, il western

Stasera mi sono guarda un bel western: il mucchio selvaggio. Dani sostiene essere un film chiave della cinematografia western.
Wiki come sempre è di grande aiuto, anche perché ho dato premorto Ernest Borghnine. La notizia che avevo sentito su di lui è quella che ha recentemente partecipato ad un film italiano.. meglio per lui credo.
Il mucchio selvaggio è un film western diretto dal regista Sam Peckinpah, e può essere definito il primo "western crepuscolare"; l'epopea dei cowboy alla John Wayne e degli eroi della frontiera tramontava, lasciando spazio ad un gruppo di sanguinari pistoleros pronti a tutto.
Tutto è sporco, polveroso e perciò drammaticamente vero. Persino i bambini all'inizio del film anticipano il tema portante: giocano con formiche e scorpioni destinati a morire tra le fiamme. Eppure da quegli uomini, solo apparentemente senza Dio, patria e famiglia,
sgorga una scintilla di lealtà e giustizia
La scena finale, il passaggio dal western classico al quasi-pulp, giunge inaspettata quanto ben realizzata. Il sangue c'é. La polvere anche.
Insomma più Hamburger Hill che Ombre Rosse di John Ford. Comunque sia un ottimo film, davvero.
Eppure io trovo infinitamente più evocativo il western-spaghetti. Il duello finale. Lo sguardo impenetrabile di Clint Eastwood. Le pazzesche musiche di Morricone.
Non c'é volta che non pensi a quei film senza sentire un brivido che mi riporta indietro, agli anni in cui giocare ad essere un cowboy era come essere un cowboy per davvero. Quelle pistole con i proiettilini gialli, col tamburo. Il cappello per carnevale.
Non ci sarà più western per me, e non posso farci niente. Perché il western per me è SOLO quello di Sergio Leone.


c'era una volta il west


il buono, il brutto e il cattivo

01 ottobre 2006

Musica per Egon Schiele


La distorsione delle figure contraddistingue l'arte di Egon Schiele.
Proviamo a tagliuzzarci con un coltello, a spingerci a tutta forza contro un muro, oppure a rimanere coinvolti in un incidente stradale. E' inimmaginabile quanto le lamiere di un'autovettura possano mutilare con facilità i corpi dei passeggeri.
E' una considerazione: il nostro corpo è fatto di parti molli che tendiamo a preservare al meglio.
Banale, banalissimo. E' autoevidente, basta tastarsi o guardarsi allo specchio.
Ma mi stupisce sempre molto la fragilità delle nostre strutture. Per questo abbiamo costruito un mondo a nostra misura: che ci preservi dai colpi, dalle collisioni, dalle cadute, dalle ferite.
Viviamo alla costante ricerca inconscia di prevenzione della lesione delle nostri parti molli.
Ma il decadimento è continuo e perenne e non è ancora possibile -sul nostro pianeta- preservarsi dall'invecchiamento del corpo, se non con palliativi estetici. Perché intanto le cellule degenerano, degenerano, degenerano.
Avrei molto da raccontarvi oggi: su Goldstein, sui Rachel's [un bell'album passatomi da dani che titola questo posto], e soprattutto su Zapatero. Grande Zapatero, però.

29 settembre 2006

Boys don't cry?

continua la rassegna di titoli anglofoni. che personalmente odio ma talvolta escono.
stasera mi sono sbidonato, e ho suonato un mezzo concerto col mio vecchio gruppo.
della band il 20 per cento è passato al prog. il 20 per cento è passato al post rock.
il restante 60 per cento ha smesso di suonare. forse a ragione.
risultato? ci hanno fatto smettere di suonare, perché eravamo palesemente ubriachi.
personalmente ammetto di non essere riuscito ad infilare un accordo, troppo sbronzo per suonare: un tempo era il mio pane quotidiano, oggi evidentemente non riesco più.
comunque sia un po' è stato divertente e un po' no, soprattutto perché non ci hanno fatto fare tutta la scaletta, che meritava.
mi stupisce come pezzi che ho scritto di pugno mi giungano così lontani, quasi non mi appartenessero.
non c'è una spiegazione.
una cosa so per certo: questa è l'ultima volta che suono a Rapallo.
Meglio che lo facciano le cover band, che nel resto del mondo non hanno un cazzo da dire.
O i gruppetti con parole facili, o difficili.
Non ci interessa fortunatamente, noi abbiamo molto da dire, senza doverlo fare a parole.


The Cure - From the edge of the deep green sea

26 settembre 2006

Must be a devil between us!

Ieri sera il mio fantastico amico fantascientifico mi ha sottoposto la questione: "intelligenza". Ed io porco cazzo non è che sapessi bene come spiegargli chi è una persona intelligente, e chi non lo è. E' intelligente il colto? No di certo! E' intelligente l'astuto? Non solo.

L'autostoppista argomentava che nell'universo ci sono svariate forme di intelligenza. E che tutto è fottutamente relativo nello spazio. Ci sono pianeti dove le forme di vita sono così evolute da poter comunicare e divertirsi insieme anche senza il tramite di una playstation. Oppure intere galassie abitate da colonie di esseri che hanno totalmente abolito la guerra, risolvendo i conflitti facendo scontrare i loro campioni in intense partite di risiko.

La guida galattica poi cita alcuni casi patologici, come il pianeta Mediashopping, il pianeta Centrodestra situato nella galassia Mafia&politica, ecc...ecc.. di cui non sto neanche a raccontarvi gli autoevidenti problemi.

Quindi? Chi, sulla terra, può essere dichiarato intelligente e chi no? Non saprei ancora risponderti caro amico autostoppista se non per grandi linee. Chi è saggio. Chi sa ascoltare. Chi rispetta l'opinione altrui. Chi sa interpretare i discorsi. Chi si sa mettere in discussione. Chi vuole conoscere, senza tapparsi le orecchie. Niente super-abilità matematiche, né memoriesecolari. Il Quoziente Intellettivo è un'altra cosa.

"E quindi tu sei intelligente, secondo i tuoi parametri?" Mi chiede l'autostoppista.

Ed io "si senza dubbio, a volte più, a volte meno.".

"E quelli che non rispondono ai parametri? Prendiamo ad esempio uno che non ascolta le opinioni altrui, che non sa accettare critiche costruttive, che non riconosce un discorso personale da un articolo di cronaca?" ribatte l'autostoppista.

"Emeriti coglioni amico mio, emeriti coglioni".

Pixies - Hey!

24 settembre 2006

I ragazzi dell'estate

stavamo lì a discutere se la poesia è solo estro, oppure è anche fatta di tecnica. io e l'autostoppista galattico abbiamo affrontato questo viaggione nello spaziotempo per conoscere un nostro idolo.
Eppure la tecnica c'è, è evidente in molti grandi poeti..
O forse siamo noi ad estrapolare "le figure retoriche"?
L'amico autostoppista ci ha chiesto: "ma perché la poesia", le parole quotidiane non sono sufficienti per comunicare? Perché non dire per dire?
Io naturalmente non ho saputo rispondere, ma penso sia una cosa di pancia, più che di cervello. La vedo come distinguere un buon assolo di chitarra da un semplice assolo di chitarra, mettiamo Hendrix o Steve Vai.
"noi siamo i figli della selce e della pece". Tadà. Figure retoriche, tecnica e pancia in un colpo solo.
E poi via a scolarsi 18 bicchieri di whiskey liscio.
.
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a silver mt zion - god bless our dead marines

23 settembre 2006

Cosa vede l'astronauta

Se affrontassimo un viaggio intergalattico fino a raggiungere la stella più vicina, Proxima Centauri, potremmo vedere la terra com'era parecchio tempo fa, o almeno così mi hanno detto quando ero un impressionabile studentello.
Dovremmo inventare un congegno che ci permetta però di sciogliere il nodo del tempo.
Ipotizziamo però di essere proprio su Proxima Centauri ora, e di avere un bel teleturboscopio puntato sulla terra. E più precisamente sul mio terrazzo, dove c'é la mia famiglia che fa ciao ciao con le manine.
Ora la questione è: quando questa bucolica immagine mi giungerebbe su Proxima Centauri? La risposta, scontata per gli studiosi è frutto di una precisa formula matematica a me oscura.
Ma ciò che mi preme è però l'idea che la dimensione tempo sia sottoposta a paradossi sicuramente più complessi di quanto in realtà ci sembri di primo acchito.
Presente, passato e futuro sembrano concetti stabili. Inamovibili.
Ma se le immagini del passato continuano a proiettarsi, e potrebbero teoricamente venire visionate in un dato istante, diventa evidente il paradosso di una realtà inesistente ma tangibile sensorialmente.
O meglio diventa evidente l'inesistenza di un "ora" condivisibile da ogni osservatore: di un perfetto ora istantaneo che permette di tracciare inequivocabilmente le coordinate di ogni soggetto.
La risposta è che l'ora è relativo all'osservatore.
Avrei dovuto costruirmi una navicella iperspaziale per crearmi dei post-appelli-fai-da-te. E non è neppure troppo tardi, se mi è possibile aiutare il me stesso del passato. Ma prima dovrei capire se un salto nell'iperspazio accellera o decellera il relativo tempo terrestre. E soprattutto ricordarmi che ne pensava Doc degli interventi sul passato.


Noir Desir - Des Visages, Des Figures

22 settembre 2006

Filosofia della rete. Parte seconda: "democrazie"

De-mo-cra-zie della rete.

We Blog, espressione di libertà e libertà di espressione
Il concetto nasce nel 1997, ma è nel 2001 che scoppia in italia la moda dei weblog.

Un Blog è personale ma
pubblico. Personale nel senso che è gestito dal proprietrio come meglio crede.
Pubblico nel senso che possono leggerlo tutti.
Su un Blog si può pubblicare
quello che pare.
Un Blog è facile da usare, non necessita di competenze
tecniche particolari.
Tutte le pubblicazioni, chiamate post, vengono
etichettate con la data e l'orario di inserimento e visualizzate in ordine
cronologico inverso cioè dal più nuovo al più vecchio.
Un Blog mantiene
l'archivio storico facilmente accessibile di tutto quello che viene pubblicato.
Chi legge può lasciare dei commenti a quello che è stato scritto, in alcuni
casi solo se si è registrati.
Aprire un Blog è gratuito.
Un Blog
permette di avere un'identità alternativa.
È possibile aggiornare il Blog da
qualsiasi parte del mondo, è sufficente avere a disposizione un accesso ad
internet. (da wikipedia)
Una delle domande che mi hanno posto è stata: "perché il blog?".
Effettivamente c'é che si proclama contrario ai diari di rete, e chi obietta che "si ha l'impressione di dover scrivere sempre qualcosa di importante".
Invece il blog è il più democratico degli strumenti di comunicazione.
Paradossalmente esso può essere di regime e rivoluzionario, raccontare delle partitelle tra scapoli e ammogliati, o delle scopate in luogo pubblico, il tutto senza limitazioni di sorta.
Ed è questo il bello, la democratizzazione di qualunque contenuto, chiunque ritiene di aver qualcosa da dire, o niente, può pubblicarlo in rete, stando certo che qualcuno prima o poi leggerà quelle(ste) righe.
Personalmente uso il blog per sfogare la mia personale ansia di comunicazione.
I blog sono troppi. O meglio sembra che tutti
abbiano un blog.
Giusto o sbagliato che sia, questa decentralizzazione delle informazioni destabilizza i consueti centri del potere informativo, e ciò è un bene. Forse si rischia però un'eccessiva frammentazione delle opinioni. La mancanza di un centro comune nel quale rinvenire facilmente i diversi punti di vista.
Della banalità si può dire tutto. E' vero, la maggior parte dei blog sono banali, inutili, ripetitivi, finanche fastidiosi. Ma è "espressione di liberta": e la libertà di espressione è sempre positiva.
Perciò, tornando alla domanda: "perché il blog?". La risposta più sensata sembra essere: "perché no?".. se si pensa di aver qualcosa da comunicare al mondo?
il forum
Ai tempi in cui smanettavo col Commodore si parlava solo di BBS. Il BBS è sicuramente stato il precursore del nostro odierno forum, ma il concetto è sicuramente lo stesso. La discussione.
Dalla fine dei novanta ad oggi i forum si sono moltiplicati in maniera esponenziale. L'inghippo è che nella maggior parte dei casi non vi è l'utenza sufficiente a rendere vitale il forum. In rete si trovano sicuramente più boards abbandonate a se stesse che attive. Il tutto perché questo non è altro che uno strumento-contenitore. Mentre il blog propone contenuti ma limita l'interattività ai commenti, il forum è impersonale, e i concetti vengono espressi dagli utenti. Un imparziale baretto della nostra epoca se vogliamo.
Il forum contro la chat
Personalmente credo che il forum sia il miglior modo per reperire informazioni di tutta la rete. Perché non c'é nulla di meglio di persone che rispondono ai dubbi e alle perplessità di altre persone. Ed è proprio su questo che lo strumento si basa: sulla condivisione, contrapposizione e discussione, delle proprie idee ed esperienze. La chat è volatile: il forum ti mette davanti ad un'esigenza di ponderazione. E quindi i risultati, seppur spesso meno spontanei e genuini, sono migliori per quel che riguarda l'interesse e la leggibilità. Senza contare che una discussione, anche finita, può rimanere online per un tempo indefinito: a disposizione di chi, cercava proprio quella precisa informazione a distanza di tempo.
Il forum contro l'instant messenger
In teoria non ci sarebbe contraddizione, in quanto si tratta di strumenti diversi e non conflittuali. Purtroppo l'instant messenger per la sua facilità, comodità ed immediatezza, guadagna consensi rispetto alla molteplicità dei piccoli forum.
Spesso perciò, gli unici a sopravvivere al dominio dell'instant messenger sono i grandi forum [quelli con almeno cento utenti], poiché uscendo dalle cerchie ristrette è necessario uno strumento adatto alla discussione ad ampio raggio.
forum e blog
A volte ho l'impressione che gli strumenti sembrino mischiarsi. Spesso ci si trova davanti a thread da blog, e a post da forum sui blog. Ciò non è necessariamente un male. L'unico difetto di questa pratica è che sicuramente alcuni testi meritevoli di discussione subiscono l'impopolarità del blog dell'autore, così come idiozie e thread ciclici di scarso spessore spuntano sulle idee buone.
Ma è la rete d'altra parte.
Andremo avanti con altre risposte alle domande della nostra discussione notturna sulle filosofie della rete domani e i giorni a seguire.
le grandi democrazie: wikipedia, you-tube, myspace.
ottimo paretiano? [i pericoli dello sviluppo]
ecc..ecc..
per completare tutti gli argomenti di cui si è discusso.
Vorrei arrivare a concludere che la rete non può considerarsi un sistema anarchico, seppure ne abbia certi elementi. Così come condivide alcuni elementi dell'impianto comunista.
Io credo che internet non sia null'altro che un enorme sistema liberista alla ricerca di equilibri, nel quale una teoria dell'evoluzione abbastanza spietata decreta quali siano i fondamenti di questa new-economy.

21 settembre 2006

Filosofia della rete. Parte prima: "un po' di storia"

Tempo fa sono stato stimolato da una discussione notturna su determinati perché della rete.
Bene, io credo che il worldwideweb sia un fenomeno tendenzialmente nuovo [da un punto di vista storico-sociale], ma di importanza chiave per la società del futuro. Al momento viviamo ancora un periodo "arcaico" della rete. Ma, appunto, partiamo dalla preistoria vera e propria, per cercare le risposte alle nostre domande [quali?].
Internet, da dove.
La filosofia di Internet, nasce dalla necessita' di decentramento del potere, infatti inizialmente per esigenze militari si vollero distribuire sul territorio americano i centri di potere del pentagono prima concentrati in una solo zona e quindi facilmente attaccabili.
Questa necessita' militare di decentramento del potere e' stata da sempre alla base della struttura di Internet ed ha portato, e portera' sempre piu', a decentrare il potere di qualsiasi natura esso sia: potere politico, potere economico, potere informativo. Quindi la rete Internet e' per sua natura fonte di decentramento del potere e quindi di maggiore opportunita' di democrazia.
Non bisogna poi dimenticare che la gestione di tale rete venne affidata alle piu' prestigiose universita' americane, che con i loro professori, ricercatori e studenti, ben presto si ritagliarono degli spazi per comunicare e pubblicare i loro lavoro, in un ottica di puro progresso intellettuale e per il piacere di condividere idee, ricerche ed esperienze. [giuseppe fortunati]
E' molto interessante, per chi ne è a digiuno, conoscere la storia di internet, così come raccontata da wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Internet.
Dalla fantascienza al mio primo 28.8
Internet entra in casa con molta diffidenza, a prima vista sembra solo un altro giocattolone per il quale il figlioccio fa i capricci.
I provider iniziano a proliferare in ogni città, e la sottoscrizione di una connessione ad internet è sottoposta ad un canone annuale di circa 200.000 lire, più, naturalmente le spese telefoniche.
Acquisto il mio primo modem a 28.8 da un noto designer rapallino intorno al 1997, alla modica cifra di 50.000 lire [truffa? ai posteri l'ardua sentenza]. Mi procuro un cavo telefonico di circa venti metri che faccio scorrere per tutta la casa fino all'agognata tripolare, eseguo la complessa installazione dell'aggeggino Trust sul mio 486dx66 con 16mb di ram, e dopo una lunga fase di configurazione riesco a connettermi, per la prima volta, alla rete.
Meno di dieci anni fa.
Ma molti di voi non riescono neppure ad immaginare come fosse internet nel 1997, soprattutto con una connessione a quella velocità: un martirio. Scarsezza di immagini, pericolo dialers e malware, impossibilità di compiere transazioni sicure, assenza di contenuti multimediali ai quali oggi siamo più che abituati.
Si scopre però, in un attimo, che internet apre un nuovo mondo nel modo di conoscere la gente: la chat. Nella chat si può essere e dire quello che si vuole, creare dei personaggi, essere se stessi, scambiarsi idee, informazioni, numeri di telefono. La chat diventa immediatamente droga.
Ancora più stupefacente della chat è la scoperta di I seek you - ICQ - , instant messenger nato nel 1996, e subito emulato dai vari C6 e TalkTalk italiani. ICQ non solo permette di conoscere gente nuova, ma ti permette di farlo cercando in giro per il mondo gente coi tuoi stessi interessi, scegliendone l'età, il sesso, le preferenze, in maniera semplice e veloce.
In quegli anni oltre a chattare su ICQ, andavo anche al liceo. In pochi si era in possesso della connessione alla rete delle reti. Ma data l'inesperienza diffusa, e l'ancora scarsa (paragonata ad oggi) presenza di informazioni, non era difficile presentare compitini e ricerche figlie del copiaincolla tutte uguali, o versioni di latino tradotte pari pari. Insomma, inizialmente la rete fece tribolare i professori indifesi, preoccupati che neppure facessimo più lo sforzo di fotocopiare la Treccani.
Infine il porno. Anni passati a cercare il porno nelle maniere più astruse possibili. Ed eccolo lì, alla portata di tutti, minorenni, ultraminorenni, anziani, giovani, adulti. E non il porno standard, il porno in tutte le sue varianti. Perché nella rete c'era puzza di libertà: e determinate categorie di investitori cavalcarono l'onda a più non posso.
Insomma, il paradiso di noi sedicenni arrapati. Stop al frustrante fermo-immagine tra le cosce di Sharon Stone con l'orribile funzione "pause" del videoregistratore, o attendere la notte per appassionarci davanti all'Eva Orlowsky Show.
Pensate alle implicazioni filosofiche di tutto ciò.
Anno 1997. Un sedicenne, inizia a chattare con sconosciuti/e, reperisce informazioni facilmente, senza la fatica della ricerca in biblioteca, approfondisce i concetti del sesso da immagini statiche.
Tutto da un giorno all'altro, prima il nulla, ed improvvisamente il mondo si apre.
L'unica cosa che mancava era l'interattività, la facilità di inserire contenuti propri nella rete.
La chiave di volta: Napster
Napster, la cui distribuzione inizia nel 1999, scrive la filosofia di internet: quella della condivisione. Quella per la quale le informazioni sono decentrate, io posso prenderle da te, tu puoi prenderle da me, e se non ci fossimo tu e io a condividere le informazioni queste non ci sarebbero: perché non ci sono detentori ufficiali.
Per me Napster era semplicemente un programma per scaricare canzoni e chattare. Nel senso che, con la fiammante ISDN di cui mi ero dotato, riuscivo a scaricare una canzone di 4 mega in circa quindici minuti. Questo, unito al fatto che gli scatti telefonici si pagavano, costringeva la gente a stare davanti al pc. Ci si scambiava le canzoni e si chiacchierava. "sentiti questa, e tu questa". A volte si finiva su ICQ, altre ci si scambiava un ciao e addio.
Fui sicuramente il primo a Rapallo ad avere la completa discografia dei Radiohead, comprese le canzoni inedite, senza spendere null'altro che la connessione. Salata comunque.
Nel 2000 scoprii anche il multiplayer gaming, già in voga da un annetto. Evento che forse segnò definitivamente la mia carriera universitaria agli inizi.
Dotato di un ottimo Athlon 800 mi lanciai grazie a programmi come Gamespy alla scoperta di questo mondo così nuovo. Dal 1987 ero un videogiocatore accanito, ma la scoperta dell'online gaming mi trascinò davvero in un baratro indecente -per un ventenne-.
Comunque riguardo questo argomento parlerò più approfonditamente più avanti.
In quegli anni iniziano a diffondersi anche i primi servizi di hosting gratuito in Italia, come Xoom e Tripod. Scompare così la difficoltà di diffondere i propri contenuti in rete. Con un po' di pazienza è possibile creare siti perfettamente accessibili da chiunque nel mondo. In questa momento inizia il processo di frammentazione dell'informazione anche nel campo dei contenuti, ma è un processo che all'epoca non poteva saltare all'occhio: in pochi infatti avevano la voglia e le competenze per creare un sito e metterlo online.
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continua. I forum, i blog, l'avvento della banda larga, la democrazia della rete.
domani su questo canale.

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