27 ottobre 2006

Halloween alle porte, io mi eclisso.

Curioso.. oggi mi sono ascoltato in macchina un misto fatto a inizio 2003 e tra Inertiatic Esp dei Mars Volta e Clair de Lune dei Trail of Dead, che ti trovo? Seven Nation Army dei White Stripes. Wow, penso: come cambiano le cose. Oggi quella canzone non si può più ascoltare.
La giornata di oggi è stata intensa e [abbastanza] prolifica. Ci sono buone nuove riguardo un'intervista londinese che da tempo attendo con ansia.
Per intervista intendono colloquio, spero.
Comunque sia volevo solo segnalarvi, miei amati lettori, che parto per qualche giorno e non credo avrò modo di aggiornare il blog.
Vi lascio coi La Quiete, che non si sa mai.
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la quiete - eravamo amici, mah

26 ottobre 2006

The fallen leaves drift by my window

Ammetto di esserci cascato.
Sono andato a farmi un assaggio di un seminario di chitarra.
Avevo giurato a me stesso che non l'avrei mai fatto, ma per curiosità ci sono andato comunque.
Ad attendermi però non c'era Mike Stern, come avrei auspicato, bensì Pier Gonnella, chitarrista che, seppur io non apprezzi il genere, rispetto tantissimo per la tecnica, la competenza e soprattutto l'impegno e l'umiltà.
A fargli da controcanto per la parte di batteria c'era il sopravvalutato, tra i batteristi liguri, Peso dei Necrodeath. Prima di iniziare la sua parte il nostro batteraio si è accertato che in sala non ci fossero batteristi jazz, aggiungendo un penoso "per fortuna".
A parte che un qualunque batterista jazz, a Peso, con tutto il rispetto, gli piscia in culo.
Ad alcuni chiedi "suoniamo un po' di jazz", e quelli ti dicono che il jazz si fa solo con quel pumciapumciapumciacia. Ma che cazzo suoni a fare se ancora credi che il jazz sia solo pumciapumciapumciacia?
Ma le considerazioni che volevo fare sono altre.
Suonare è anima. Non ha importanza quanto tu vada veloce sul manico.
Avere la presunzione di "saper suonare" è puro nulla, perché l'atto di creazione della musica è ben altro. Distinguiamo l'arte dalla tecnica. Un bravo disegnatore non è un pittore.
Ho visto tanti volti basiti davanti alle dita veloci del caro Pier, vagiti di ammirazione.
Sono fortunato: mi salvo da tutto ciò, mantengo il dovuto distacco, non vado veloce sul manico...
Per quanto si possa imparare di uno strumento nessuno potrà mai insegnare l'ispirazione, il saper scrivere. Il saper colpire allo stomaco o al cervello quando si vuole comunicare qualcosa.
Perciò disprezzo chi si approccia all'arte e alla musica [che è un'arte!] con poca cognizione di causa, alla ricerca di tecnica che possa supplire alla mancanza di ispirazione.
Cercate nello stomaco, non nelle dita.
E se vi restano solo le dita rimarrete sempre strumentisti, in attesa di qualcuno che scriva per voi, o in qualche anonima cover band di provincia, a scimmiottare il già fatto, il già sentito.
Meglio rimanere anonimi, ma non dover suonare la musica di nessuno, se non la propria. Chiamatela presunzione, o privilegio, o desiderio di esprimere ancora un po', solo un po', se stessi.
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[Ah ragazzi, per inciso, gli Afterhours non sono PIU' originali da oltre 10 anni. Imitare oggi gli Afterhours pensando di essere Indie, non ha mica senso.
Come non lo sono MAI stati i Dream theather, o Vai, Malmsteen o mille altri.
Come non lo sono PIU' i Radiohead di Hail to The Thief, pur essendo un bell'album].
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Quindi qual'é la musica migliore?
Quella che esce dallo stomaco, non dalle dita.
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ps. inizialmente avevo messo due video, uno in cui Petrucci Vai e Satriani con Portnoy suonavano
Purple Haze e questo. Poi l'ho rimosso.
Niente merda sul mio blog.
Solo ted greene che suona autumn leaves ad un seminario..
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24 ottobre 2006

C'era la luna e avevi gli occhi stanchi

L'amore fa fare cose stupide. Io ne ho fatte, eccome.
Ogni amore ha la sua musica.
Quattordicenni che si incontrano alla festa di capodanno.
Compagni di liceo che si tengono per mano sottobanco.
I navigati, che risentono la canzone che li fece innamorare. I Procul Harum, magari.
Il cazzo di tempo delle mele.
Gli innamorati delusi, davanti all'autoradio, col mazzo di fiori sbattuto sul tappetino.
E le coppie che non smettono di guardarsi, dopo tanti anni.
I giorni di pioggia insieme sotto le coperte.

Ma prego Dio,
ogni giorno di Ottobre di ogni anno della mia vita
che non mi chieda di mascherarmi per Halloween.
Perché per lei lo farei di sicuro.
Ma io odio Halloween.
Odio il carnevale.
E soprattutto odio mascherarmi.


Stan Getz & Chet Baker - My funny Valentine

18 ottobre 2006

So che tu sei, ma dove sono io.

Stanotte io e l'autostoppista galattico abbiamo chiacchierato su uno dei miei post di qualche giorno fa, su uno dei miei libri preferiti e su uno speciale di raitre riguardo le epurazioni di Stalin. La gente che spariva, come se non fosse mai esistita, il loro nome cancellato da qualunque registro, le foto, i ricordi.
Cancellare una persona non è impossibile, ci vuole semplicemente metodo.
Ricordate il lavoro di Smith in millenovecentottantaquattro? Correggere i giornali passati in modo da far tornare tutti i riferimenti.
Ma non vorrei sviare troppo dalle interessanti osservazioni del mio amico viaggiatore.
Alle menti più paranoiche, come me, capita spesso di ragionare in chiave apocalittica. Costantemente ho l'impressione che il percorso nello spaziotempo dell'umanità sia una spirale.
Ma cos'é un evento apocalittico ragionando nella relatività galattica? Non certo un atto autodistruttivo di un piccolo nucleo di soggetti in un infinitesimissimo universo.
Pensiamo ai suicidi di massa delle sette di svalvolati, per avere un riferimento. Ok, è triste sapere che cento persone si siano uccise in nome di un idolo, ma l'umanità va avanti con tutte le sue croci e delizie.
Così l'universo! E sulla guida galattica c'é scritto anche il come e il quando l'umanità si estinguerà, il tutto sotto la definizione di terrestri. Ventidue parole in tutto, non un granché. Persino meno righe della definizione di Sbronza colossale e dell'addendum Come affrontare una sbronza colossale.
Per altro sulla guida galattica si parla anche dell'evento apocalittico che risucchierà il tutto [o "che ha risucchiato", a seconda della concezione di tempo che prendiamo come riferimento] creando il ritorno al nulla. Ed è un evento incredibilmente stupido e fumettistico [ma ho promesso di non svelarlo].
La mia domanda è stata: "ma se sappiamo come succederà.. perché non impedirlo in qualche modo?"
Semplice, perché è già successo nel futuro e non c'é nessun modo per modificare un momento.
Ottimo, penso, si ritorna sempre lì: la discussione sul libero arbitrio, e perché no, su Dio.
Mi racconta l'amico di averne discusso a suo tempo con notevoli cervelloni con nomi ben più altisonanti di me, Wittgenstein, Tommaso D'Aquino, Maometto.. e di tornare spesso e volentieri a far discorsi con loro davanti ad una birra fresca, senza riuscire a concludere granché.
Ma io ti frego amico mio. Io ho google.
Apro google images e gli chiedo solennemente di rivelarmi l'immagine di Dio.
E.. illuminazione!
Dio è un musicista metal.
Vacca boia, a saperlo prima.

Tortoise - Glass Museum

15 ottobre 2006

Ritornando ai Pixies

Più volte mi sono posto il quesito su quali siano i confini per essere considerati musicisti, strimpellatori, o semplici suonatori di strumenti. E su queste pagine forse ne avrete colto qualche accenno.
Contemporaneamente la discussione su cosa possa essere, o meno, considerato musica, arte o sperimentazione si è molto ampliata, per un motivo semplice: per continuare ad esprimersi gli artisti devono necessariamente andare oltre ciò che è già stato fatto. E probabilmente le chitarre non possono più bastare. Ma i conservatori sono allarmati: l'elettronica non è rockandroll, tutto quello che di buono è stato fatto risale agli anni settantaottanta. E così via.
C'é ancora chi pensa che mettere su una cover band dei Led Zeppelin possa dare diritto a dire la propria sul mondo della musica oggi.
Nonostante l'assolo di Heartbraker, o forse in forza di esso.
Mi è capitato recentemente di assistere a performance in bilico tra la sperimentazione sonora, la follia e la musica. E alla domanda: "ti è piaciuto?" ho risposto più che altro "mi ha interessato". Questo è il punto: determinate involuzioni odierne perdono in immediatezza. E forse questo potrebbe essere l'obiettivo di determinati artisti: mettere in atto una musica straniante. Non più diretta all'ascoltatore, ma diretta ad attivare determinati filtri mentali.
A volte invece è solo rumore spacciato per sperimentazione.
Perché il confine tra l'arte e la merda è molto labile.
Talvolta l'arte e la merda possono persino finire per coincidere, o per stare dentro alla stessa scatoletta.
Ad esempio poco tempo fa ho assistito alla performance di un sassofonista (Talibam!) che provava ad utilizzare lo strumento per fare noise grazie all'ausilio di alcuni pedalini. Qualunque cosa mi si può dire meno che il tizio in questione fosse consapevole di quello che faceva.
Supportato da altri musicisti estremi ma di buon livello, il caro trombettiere avrebbe dovuto rinunciare ad un po' di show per indagare davvero le sonorità che si potrebbero ottenere dal suo strumento con un utilizzo sapiente del delay, delle distorsioni, dei feedback. Quello che otteneva era solo una gracchiante e fastidiosa frequenza sonora.
Lecito chiedersi: di che si tratta? Dell'arte, della merda, della scatoletta?
Il gruppo in questione è comunque un'apprezzata avanguardia, e per quanto questa sperimentazione possa essere grezza va comunque considerata degna di rispetto. La storia deciderà se è merda, arte, o scatoletta.
La verità è che, oggi, per essere musicisti autonomi è necessario cercare una propria strada senza scimmiottare. Tutto il resto è reprise di concetti settanta, ottanta, novanta.
E' un mondo complesso, nel quale veramente pochissimi hanno qualcosa di interessante da dire.
Prendiamo gli Zu, ad esempio. Contaminazione e ricerca.
E la riflessione, tornando ai Pixies, che bastava essere i Pixies, tornare agli anni ottanta, e scrivere Debaser.

13 ottobre 2006

So che tu sei, ma cosa sono io.

Karamazov aveva trovato questa strano sarcofago mezzo sepolto dalle sabbie radioattive e con somma fatica e rischio era riuscito a disseppellirlo.
Aveva trovato una chitarra, senza sapere cosa essa fosse. Semplicemente lo stupendo tesoro del sarcofago, a metà tra un fucile d'assalto e una racchetta da pallacorda.
Ogni tanto la estraeva dalla custodia e la scorreva tra le mani, assaporando le asperità del legno, studiandone la forma armoniosa.
Karamazov non era mai stato un cervello, né se ne faceva un cruccio, perché per vivere nel suo mondo era necessario non farsi troppe domande. Ed in questa buona abitudine, essere un po' lenti di comprendonio, poteva essere d'aiuto.
Tutti si suicidavano. Quelli che leggevano i libri si suicidavano. Quelli che si innamoravano si suicidavano. Quelli particolarmente intelligenti si suicidavano. I potenti si suicidavano.
Ne uccideva più il pensiero, la bramosia, la speranza, che il fallout.
Il mondo stava diventando esclusivo retaggio dei ritardati.
Ma poi in ritardo rispetto a chi, a cosa, in una notte lunga ed immutabile nella quale neppure misurare il tempo aveva il benché minimo senso.
Karamazov amava collezionare oggetti del passato. Voleva creare una memoria che non aveva.
Immaginava la vita degli oggetti che trovava, e conoscerne l'uso non era essenziale allo scopo della memoria. Perché sapere che la macchina da scrivere che custodiva gelosamente potesse servire per scrivere piuttosto che per pescare o fare musica non era assolutamente necessario. Tip tap tip tap. A Karamazov gli oggetti servivano per sognare, scorrendo le dita tra i fantastici ingranaggi di un orologio da taschino, o riflettendo il proprio sguardo sulla superficie di un compact disc.
Insomma era riuscito a sopravvivere alla morte generalizzata semplicemente creando il mondo da zero.
Perché in fin dei conti la realtà non esiste, è pura emanazione della ragione.

06 ottobre 2006

All' una e cinquantuno del cinque ottobre duemilasei

Death in Vegas - Dirge
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Salgo in macchina intorno all'una e mezza. Il parcheggio deserto del centro commerciale, il rumore dei passi e delle ventolone. Un tizio appena fuori carica una puttana di almeno sessant'anni [spesso mi è capitato di passare di là andando al multisala, e di chiedermi chi cazzo mai potesse caricare una simile vecchia battona].
Poi l'autostrada, e mi sono messo su Chopin, i notturni. Probabilmente Chopin nel 1996 avrebbe pubblicato un disco, inizialmente ignorato, ma con gli anni elevato a manifesto del postrock. E poi magari avrebbe anche jammato coi Tortoise alla ricerca di nuove sonorità in qualche locale fumoso del nordeuropa. Ad Amburgo credo, a St.Pauli sulla Reeperbahn.
Ed ecco che un guidatore distratto rischia di spalmarmi contro il muro di una galleria alle 01:51 del 05/10/2006, ora e giorno della mia potenziale morte.
Cazzo, penso, voglio Chopin al mio funerale, non come invitato naturalmente. Vorrei qualche superpianista che mi facesse lacrimare tutti i convenuti.
Anzi, forse per il mio funerale preferirei una banda, di quelle che si sentono nei paesi e che suonano i pezzi tristi. Col piatto e le trombe.
Se fossi morto all'01:51 del 05/10/2006 non avrei potuto comunicarlo al mondo. Bé ora lo sapete: ricordatevene dovessi morire un giorno o l'altro.
Poi, giunto quasi a destinazione, all'uscita dell'ultima galleria, poco prima della mia corsia di de-ce-le-ra-zio-ne.. un insettone, credo, mi esplode sul vetro davanti, in un lussureggiante e centimetrico incontro splatter col suo destino.
Ecco... allora era il suo funerale, non il mio.
[e questo non c'entra un cazzo col gatto che ho buttato nel cassonetto: quello non l'avevo ammazzato io].

04 ottobre 2006

C'era una volta, il western

Stasera mi sono guarda un bel western: il mucchio selvaggio. Dani sostiene essere un film chiave della cinematografia western.
Wiki come sempre è di grande aiuto, anche perché ho dato premorto Ernest Borghnine. La notizia che avevo sentito su di lui è quella che ha recentemente partecipato ad un film italiano.. meglio per lui credo.
Il mucchio selvaggio è un film western diretto dal regista Sam Peckinpah, e può essere definito il primo "western crepuscolare"; l'epopea dei cowboy alla John Wayne e degli eroi della frontiera tramontava, lasciando spazio ad un gruppo di sanguinari pistoleros pronti a tutto.
Tutto è sporco, polveroso e perciò drammaticamente vero. Persino i bambini all'inizio del film anticipano il tema portante: giocano con formiche e scorpioni destinati a morire tra le fiamme. Eppure da quegli uomini, solo apparentemente senza Dio, patria e famiglia,
sgorga una scintilla di lealtà e giustizia
La scena finale, il passaggio dal western classico al quasi-pulp, giunge inaspettata quanto ben realizzata. Il sangue c'é. La polvere anche.
Insomma più Hamburger Hill che Ombre Rosse di John Ford. Comunque sia un ottimo film, davvero.
Eppure io trovo infinitamente più evocativo il western-spaghetti. Il duello finale. Lo sguardo impenetrabile di Clint Eastwood. Le pazzesche musiche di Morricone.
Non c'é volta che non pensi a quei film senza sentire un brivido che mi riporta indietro, agli anni in cui giocare ad essere un cowboy era come essere un cowboy per davvero. Quelle pistole con i proiettilini gialli, col tamburo. Il cappello per carnevale.
Non ci sarà più western per me, e non posso farci niente. Perché il western per me è SOLO quello di Sergio Leone.


c'era una volta il west


il buono, il brutto e il cattivo

01 ottobre 2006

Musica per Egon Schiele


La distorsione delle figure contraddistingue l'arte di Egon Schiele.
Proviamo a tagliuzzarci con un coltello, a spingerci a tutta forza contro un muro, oppure a rimanere coinvolti in un incidente stradale. E' inimmaginabile quanto le lamiere di un'autovettura possano mutilare con facilità i corpi dei passeggeri.
E' una considerazione: il nostro corpo è fatto di parti molli che tendiamo a preservare al meglio.
Banale, banalissimo. E' autoevidente, basta tastarsi o guardarsi allo specchio.
Ma mi stupisce sempre molto la fragilità delle nostre strutture. Per questo abbiamo costruito un mondo a nostra misura: che ci preservi dai colpi, dalle collisioni, dalle cadute, dalle ferite.
Viviamo alla costante ricerca inconscia di prevenzione della lesione delle nostri parti molli.
Ma il decadimento è continuo e perenne e non è ancora possibile -sul nostro pianeta- preservarsi dall'invecchiamento del corpo, se non con palliativi estetici. Perché intanto le cellule degenerano, degenerano, degenerano.
Avrei molto da raccontarvi oggi: su Goldstein, sui Rachel's [un bell'album passatomi da dani che titola questo posto], e soprattutto su Zapatero. Grande Zapatero, però.

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