28 dicembre 2007

It's the end of the (year) as we know it

La fine di un altro anno.
A 365 giorni dalla distruzione della terra, sulla sua cornucopia se le danno ancora di santa ragione, "cui prodest scelus ei fecit".
Io continuo a vagabondare per lo spazio, felice del vagabondaggio ma depresso perché in un universo alla deriva nessuno ha bisogno delle assicurazioni, e la mia compagnia galattica non decolla.
Ci vediamo il 3 Gennaio dell'anno galattico del polletto amburghese, con nuove sorpese, ricchi premi e cotillones.
E mi raccomando:
..Assicuratevi.

23 dicembre 2007

Bandontherun parte II: "diario nov-dic 2007"

Nell’agosto di quest’anno dopo l’ultimo concerto al Festival di Savona, decidemmo di chiuderci in saletta per scrivere –e successivamente registrare- quello che avrebbe dovuto (dovrebbe) essere il nostro esordio discografico su Marsiglia Records.

A Settembre non si è fatto un cazzo.
Da metà Ottobre ci siamo messi sotto, ed abbiamo prodotto.

Ed eccoci al Buridda, il 22 Novembre, in una macabra giornata invernale. La giornata si preannunciava male: il batterista degli Still Leven in ospedale per pneumotorace, e noi bagnati come pulcini a caricare e scaricare. Le madonne che non tiri in quei momenti.
Al Buridda solita atmosfera pre concerto, cena tutti assieme cucinata dalla solerte Anna, strumenti a posto, e perfino lucine natalizie installate ad abbellire il palco. Ma dei
Crevecoeur nessuna traccia.
Alle 22 il concerto inizia, con un pubblico oltre le previsioni per un giovedì sera di diluvio universale, e il temuto esordio con un pezzo solo di trenta minuti è superato piacevolmente, con addirittura una mezza ovazione quando, finito il pezzo ci chiedono un “encore” e noi non manchiamo di suonare John Wayne Shot Me. Soddisfazione atroce quella di vedere il pubblico (sebbene quello del buridda sia il più educato al postrock) partecipare con tanto entusiasmo ad una nostra canzone.
Si scoprirà il giorno successivo che i Crevecoeur erano rimasti col furgoncino in panne in Svizzera, miseramenti rimpatriati da Europ Assistance (ma il loro tour con i Dresda è rimandato a Giugno 2008).

Due giorni dopo Milk Club, in una serata organizzata dall’associazione Metrodora, in compagnia dei nostri cari amici Japanese Gum. Anche qui tristi presagi, ai Japanese sembra non funzionare nulla nel soundcheck, mentre il nostro risulta abbastanza sommario, nonostante gli sforzi di Berna (meganoidi-cut of mica-kramers) di far funzionare tutto.
Cena tra amici a casa di Davide dei Japanese e poi ritorno al Milk, amara sopresa: pochissima gente ed inizio concerto alle 24:00, invece delle 22.30 preannunciate con nostro sommo sgomento. Si suona e, nonostante la performance non sia proprio allo stato dell’arte, ce la caviamo con pochi testimoni sul luogo del reato, mentre il set dei Japanese viene funestato da innumerevoli problemi audio. Scattano le 2, e proprio quando pensavamo di caricare le macchine, una marea di gente invade le sale del locale per ballare al ritmo del peggior dj-set rock mai sentito dai tempi del patchuko (ragazzini in Lacoste poganti al ritmo di Smells Like Teen Spirit). I sedicenti indielovers del 2007 attendono la fine dei concerti addirittura per entrare! Inimmaginabili le operazioni di smontaggio del palco al buio in una bolgia simile. Il Milk, vuoi per il pubblico, vuoi per la posizione (raggiungerlo in macchina con la folla non è agevole), vuoi per l’impianto, è una sorta di inferno dantesco.

Un’altra settimana, ennesimo carica scarica dalla saletta al terzo piano. Tra parentesi ho realizzato una geniale catena di montaggio per minimizzare gli spostamenti, piazzandoci uno in saletta, due sulle rampe delle scale, ed uno a caricare le macchine. Destinazione Raindogs Club a Savona, il 30 Novembre.
Appena arrivati ci accorgiamo immediatamente che il locale è piccolo ma fighissimo, e dopo una sistemazione discreta del palco e un soddisfacente soundcheck ci dedichiamo alle libagioni . Il simpaticissimo gestore del locale ci mette a disposizione l’open bar. Il concerto inizia, pubblico non numeroso ma attento e fantastica atmosfera nel locale (è bellissimo andateci!). Gradita sopresa, la presenza di Stefania (la quinta Dresda) e Alejandro (chitarra dei mitologici Kafka) che si spara il viaggio da Zoagli per venirci a sentire, e che ci delizia con storie vissute di Hardcore Punk anni 90.
Con noi suonano i modenesi
Bagend, gruppo rock blues eclettico e divertente, con finale notevolmente pinkfloydiano.
Dopo il concerto sfruttiamo appieno l’open bar ed insieme ai Bagend ci sbronziamo pesante, trovandoci alle quattro del mattino a consumare il peggior kebab del peggior kebabaro del ponente. Scortiamo per un pezzo i simpaticissimi rockers modenesi e ritorniamo alla base, fantastica serata, ma che sbronza!
Mi infilo nel letto alle 06.30 del mattina.

Un’altra settimana e Sabato 8 Dicembre si parte per El Barrio, Torino, chiamati all’importante prova di suonare in un locale grande, con fonici in gamba, davanti ad un pubblico che non ci conosce.
Siamo arrivati lì grazie all’intermediazione di Simone di
Emptv, ed all’organizzazione buongustaia dei Farmer Sea, gruppo indie torinese che ha suonato in diversi importanti festival. Affrontiamo il viaggio con la mastodontica Jeep prestatami da Dani, carica all’inverosimile di roba, accompagnati da Lollo alla telecamera.
Il locale si rivela immediatamente la figata che è: palco gigante, impianto mai visto (neanche al festival delle periferie), un soundcheck che neanche i Radiohead, e generica accoglienza principesca. Addirittura per la prima volta in vita nostra veniamo precettati a fare un servizio fotografico, con set di lucine e manichini, illuminazione professional e noi brutti fino al midollo e vestiti a cazzo di cane.
Cenone al piano di sopra tra musicisti, si scambia parole e contatti e poi giù a suonare ed è un’esperienza fighissima perché il pubblico torinese è riservato ma attentissimo e dopo pochi minuti di Pequod ce lo troviamo seduto sotto al palco decisamente partecipe della nostra musica. Mezz’ora spettacolare condita dall’unico inconveniente di Daniel che rompe una corda e che miracolosamente aveva portato sia la Jagmaster che la Cort (io invece non ho mai una chitarra di riserva, ma è anche vero che non rompo una corda dal vivo dal 2004).
Dopo di noi l’irlandeseberlinese
Nina Hynes (tra l’altro incintissima) e suo marito, lei è un angelo e il suo set rapisce il pubblico di El Barrio, decisamente numeroso. Lollo addirittura si compra il cd. “This is for the band that played before, Dresda” e ci dedica un’intensissima versione di Avalanche, che ti strappa via le budella.
La serata finisce a tarallucci e vino, dopo alcune mie scivolate di potenza chitarra alla mano durante il djset, e poi dispersi nella periferia torinese e a far danni all’autogrill: notevole il mio “brutto gesto” dichiarato ad alta voce dopo aver rovesciato involontariamente una coca piccola sulla cassiera dell’autogrill.
Sbriciolati arriviamo a Sestri Ponente alle 6, si smonta tutto e per le 7 sono a Rapallo e a letto.
Il miglior concerto della mia vita, in assoluto. Ma che sbattimento.

Ultima tappa, Rapallo, Notabene, Venerdì 15 Dicembre.
Onorati di esserci risparmiati almeno la disfatta del Martedì sera no cover, del mettalluso locale rapallino. Appena arrivati ci rendiamo conto delle gravi problematiche. Niente soundcheck, gli ampli promessi (ci hanno detto di non portarci i nostri) latitano, ce li devono prestare i notevoli
Prey of The White Rabbit che hanno la saletta a Rapallo, mentre il gruppo che suona con noi, gli Splindeparì, sembra non aver intenzione di invertire l’ordine dei gruppi nonostante il nostro batterista finisca di scaricare cassette alla Basko di Sestri Ponente alle 22.
Nonostante tutto però riusciamo in fretta e furia a completare in maniera discreta il nostro set ed ottenendo anche ottimi feedback, con
delirante recensione su genovatune di Pazuzu.
Dopo la performance dei proggers rapallini entra in campo l’inaspettato, davanti ad un pubblico di eletti si esibisce per la prima volta dal vivo il mio coinquilino nonché grande amico
Hipurforderai lasciando tutti di stucco con una dilatatissima versione di Voglia Mondiale.
Chiude la serata il famoso pezzo in cassa dritta All Your Base Are Belong to Us, di me medesimo nei panni del fashonissimo Dj Itler.
La serata si conclude con discreta sbronza alle 5 del mattino, a meno di 36 ore dalla mia dissertazione di laurea.

Fine del minitour e inizio di un meritato periodo di relax in attesa di registrare l’atteso EP, mentre, grazie agli amici June Miller, Ofelia è in rotazione su Radio Popolare Network, mentre una mia foto live è pubblicata alla mostra della bravissima Anna Positano.
Ce ne sarebbero di cose da dire sull’attività di un gruppo.

Soldi guadagnati? Pochi.
Soldi spesi? Tanti.
Mangiato? Mediamente di merda.
Figa? Zero.
Dormito? Poco e fuori orario.
Persone conosciute? Un’infinità.
Ma ci si diverte tantissimo, si vive il rockandroll da dentro, e ci si dimentica delle rotture quotidiane di coglioni.

Ecco l'intero set del concerto a El Barrio (TO) - le mie preferite sono la parte terza e sicuramente il gran finale, parte IV e V, di questa folle suite.

Pequod (parte I) "nulla"
Pequod (
parte II) "fine"
Pequod (
parte III) "ultimi uomini"
Pequod (
parte IV) (parte V) "rinascita"


Dresda, Pequod Pt. 3 @ El Barrio (To)

17 dicembre 2007

Teeec


Dottore ora, chiamatemi dottore.

02 dicembre 2007

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione...

Ah lo spazio! Come mi mancava! Quanto mi mancava!
L'autostoppista galattico non è la gioia di mammà.
Mammà sognava un posto alla Cariga [cassa di risparmio galattica], che così il figlioccio si metteva apposto.
Che poi lei non lo sa, ma alla Cariga non assumono più nessuno. Hanno capito che, in fondo, il lavoro del cassiere non serviva mica. Così in tutte le filiali hanno inserito dei macchinari che fanno tutte le operazioni [pollifici bancari, versamenti, donazioni, prelievi -compresi quelli ematici a scopo di analisi-, caffè, prenotazione escort, ecc.].
Insomma perché stipendiare qualcuno?
Singolare il fatto che l'unico dipendente di filiale sia quello addetto alle operazioni notturne.
Onde evitare il danneggiamento dei preziosi terminali nelle ore notturne [e si sa, nello spazio certe notti sono particolarmente lunghe e pericolose], un dipendente di razza variabile fa le veci del "nostrano" bancomat, e per di più vende le sigarette.
Mammà mi avrebbe voluto direttore di banca, perché so dire frasi del tipo "incrementiamo la sinergia tra gli active sellers e il back office, accogliendo proattivamente eventuali criticità, con l'obiettivo di incrementare la redemption."
Ma ciò non è bastato.
In uno dei miei rari deliri di professionalità ho mandato un curriculum alla Cariga: mi hanno risposto celermente.
Il suo curriculum è di particolare interesse, attendiamo telefonata di un qualunque politico, esponente di organizzazioni religiose, per confermarle la data del colloquio.
E così finì la mia carrierà bancaria.
Meglio viaggiare.
Mammà non è contenta.
Ma Mammà in effetti è stata sbriciolata insieme al pianeta terra parecchi mesi fa, ed ora ne sopravvive solo un alter ego sulla cornuncopia della terra.
Insomma perché dannarsi? Quando puoi alzarti tardi la mattina lasciando al "pilota-automatico-empatico" l'onere della navigazione, al Maresciallo Tito l'onere della cucina, e a me l'onore di esplorare l'universo chiedendomi sempre "perché?".
Tanto l'affitto oggi non lo paghi neanche col posto fisso.
Ma poi, in fondo, il posto fisso mica esiste.
E' una leggenda che hanno inventato le vecchie generazioni per convincerci a pagare le loro pensioni, facendoci intendere che un giorno, forse, anche noi potremmo averne una.

mars volta - televators [live in london]

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