30 marzo 2006

Un ipotetico viaggio nel tempo

Questo tizio che conoscevo era un appassionato di blues, quello da bordello di New Orleans degli anni 20, quello da whiskey on the rocks.
Visto che era un tipo interessante, una sera che mi aveva invitato a bere qualcosa da lui, portai anche l'autostoppista galattico che si interessa molto alla varia umanità e prende sempre un sacco di appunti per la guida.
Ci scolammo un'intera bottiglia di whiskey del discount, ascoltando dello splendido blues e chiacchierando del più e del meno. Ad un certo punto registrai vibrazioni quasi bukoswkiane, ma preferii lasciarmi andare al mood della serata e non stetti troppo a pensarci.
L'amico autostoppista galattico parve molto interessato ai racconti del bluesman, ad esempio della volta che aveva sparato ad uno che gli aveva fottuto il parcheggio o quando aveva beccato la sua donna che montava un tizio sul divano di casa e li aveva inseguiti tutti e due per spaccargli la testa con una chiave inglese finché il tizio col cazzo all'aria non non era riuscito ad infilare la porta di casa e dileguarsi.
Insomma ne aveva di cose assurde da raccontare, per lo più credo fossero balle, ma se raccontate con stile anche le balle possono diventare piacevoli.
Alle due passate decisi di trascinare l'autostoppista recalcitrante e sbronzo fino a casa. Appena usciti di lì ci sembrò di essere riemersi da un viaggio nel passato.
Accesi meccanicamente una sigaretta per fumare via tutte le riflessioni e godermi al meglio l'aria frizzante della notte di primavera.
"Sarebbe stato fico vivere in quegli anni là".
"Se fai il bravo ti ci porterò un giorno di questi, ma ricordati di pensare quadrimensionalmente".
"Ah già cazzo".

25 marzo 2006

Ma io lo so chi è Mark Lanegan

Ma io lo so chi è Mark Lanegan arrogante bottegaio
indegno della roba che vendi qui dentro,
alternativo dei miei coglioni che quando io ascoltavo i Dead Kennedys
tu nemmeno ti facevi le pippe.

Ieri sera ero abbastanza sbronzo, decisamente sbronzo. Un paio di longisland, qualche birra, e stop.
Non ubriaco fradicio da non capire niente, ma sufficientemente tirato da sparare qualche cazzata in più, perdere personalità, "cagare fuori dal bulacco" e così via.
Qualcuno mi ha segnalato mentre ero in pieno delirio di onnipotenza alcolica di aver scoperto nell'anno di Dio duemilasei le capacità canore di Jeff Buckley. Inizialmente mi sono messo a prendere per il culo iniziando a smontare i (pur veri) luoghi comuni su Jeff Buckley. Poi ho smesso, divertito.
Jeff Buckley ha pubblicato Grace nel 1994: possibile scoprirlo nel 2006? Sembrerebbe di si.
Ciò dimostra che la gente si tappa le orecchie ancora prima di ascoltare, e le riapre solamente davanti agli input giusti. Meglio tardi che mai, per carità, ma la cosa fa più che tenerezza.
Ricordo che appena fui dotato di una connessione ad internet verso la fine degli anni novanta, napster alla mano, iniziai a farmi una scorpacciata di tutta quella musica che mi ero perso in quegli anni, a causa delle major, di mtv, e dei pochi soldi in tasca.
Ma all'epoca scaricare una canzone era impresa da venti minuti, e quindi bisognava scegliere bene... si aveva tempo per ascoltare il pezzo man mano che si scaricava e spesso si chiacchierava pure con il tizio che lo stava condividendo. Era un mondo primordiale ma musicalmente molto creativo.
Oggi si scaricano intere discografie in pochi minuti, e poi non si ascolta niente.
Nel mondo della sovrabbondanza delle informazioni queste perdono di intensità.

21 marzo 2006

Eventualità remote, non remote, quasi certe ma anche no.

La guida galattica per autostoppisti ha anche un'utility molto carina (in dotazione solo con la versione XP) che permette di calcolare in base ad innumerevoli variabili ipotetiche, un ipotetico punto di approdo delle suddette variabili, la cui percentuale di realizzazione è (come esposto nel disclaimer di questo simpatico tool) possibile come no. Filosoficamente intrigante, ma pressocché inutile.
L'insuccesso di questa utility è stato decretato da pochi ma decisivi fattori. Innanzitutto la probabilità che un evento possibile come no si realizzi è sufficentemente aleatoria da scoraggiare chiunque dall'affidare le proprie decisioni a tale strumento.
Poniamo l'esempio dell'autostoppista galattico. Sottoponendo al tool i dati del traffico spaziale in un dato momento e luogo, la tipologia di razze più diffusa nella zona e il rapporto di ognuna di esse con la costante "raccogliere un autostoppista"; alla domanda "verrò raccolto da qualcuno?" il nostro affezionato potrebbe sentirsi rispondere indifferentemente: "si, tra trecentoventitre minuti karmici da un Negroskiano sobrio", "no, nè ora nè mai, ma ciò non deve scoraggiarti", "sarebbe potuto anche succedere ma l'universo verrà terminato tra sei minuti a causa di una farfalla che ha scoreggiato in Madagascar (pianeta terra) venticinque milioni di anni fa scatenando una reazione a catena". Quindi benché ognuna di queste risposte sia piuttosto univoca (seppure molti siano scettici riguardo l'eventualità di trovare un Negroskiano sobrio al volante) l'aleatorietà del possibile come no lascia il nostro autostoppista a piedi ed in balia dei dubbi.
Il secondo e forse più importante motivo dell'insuccesso dell'utility è che nella maggior parte dei casi, a causa dell'enorme mole di calcoli che esegue, l'utility manda in crash il sistema operativo della guida galattica, costringendo al riavvio, e di conseguenza chiudendo la connessione alla definizione animata Orgia Galattica, il cui accesso è disciplinato dal programma SpaceMule con rigidissime code per evitare il sovraccarico di utenti.
Comunque, incuriosito, ho deciso di mettere a rischio la posizione dell'autostoppista spaziale nella coda di Orgia Galattica per testare la divertente quanto inutile utility.
Inseriti alcuni dati simbolici del vivere quotidiano ho ottenuto risposte alquanto verosimili.
Nel 2030 la popolazione occidentale verrà decimata da una terribile diffusione delle malattie da esposizione alle radiazioni dei telefoni cellulari. Si scoprirà infatti che i nostri sempre più piccoli compagni di vita emettono radiazioni non rilevabili dagli strumenti ma in grado di intaccare il corpo umano nel giro di trenta, quaranta anni.
Le popolazioni africane che teoricamente sarebbero sopravvissute a questo flagello, non potendo permettersi un telefonino, non avranno modo di esultare per lo scampato pericolo perché già ampliamente falcidiate dall'aids.
Stupito da questi risultati catastrofici ho provato ad inserire nel motore di ricerca dell'utility i miei dati personali cercando di estrapolare notizie sul mio futuro.
Neppure il tool è riuscito a dare una risposta, seppure ipotetica, all'eventualità anche remota di una mia laurea.
Riguardo l'ordinamento istituzionale nazionale, dopo aver infilato nel database tutti i governi dall'unità d'Italia ad oggi, alla domanda "come si svilupperà il nostro futuro" mi sono sentito semplicemente rispondere "indossare mutande di ghisa". Alché ho provato ad essere più diretto: "fino a quando avremo Berlusconi al potere?" e l'utility ha risposto "Berlusconi governerà il tuo paese fino all'anno 2097".
Ora, allo stato delle conoscenze scientifiche attuali dubito che il nostro amato cavaliere possa vivere tanto a lungo, ma solamente un anno fa avrei deriso chiunque mi avesse profetizzato "tra 365 giorni Berlusconi avrà più capelli di te".
Perciò tutto può essere.
Ed è appunto questo, il fatto che tutto ciò sia possibile come no ad inquietarmi alquanto.

17 marzo 2006

Rubinetti come bombe di profondità


















Non so, ma credo che una delle foto più intense (in rete) di Thom Yorke in performance l'ho scattata io. La canzone era Scatterbrain, da Hail to the Thief, e lui se ne stava a pochi metri da me piegato sul microfono a sviscerare dal profondo se stesso le parole.
Thom Yorke ha sempre parlato per la mia anima, anche se in modi sbilenchi e controversi.
Oramai i Radiohead non sono certo più the next big thing del panorama musicale mondiale, ma dei mostri sacri, gente che potrebbe vendere dischi anche semplicemente scorregiando e ruttando per qualche minuto.
Però io li vedo su un altro livello: non semplici musicisti che sfornano bei dischi, ma interpreti dei miei stati d'animo. Una canzone dei Radiohead può accentuare una sensazione, far riflettere, strappare una mezza lacrima.
Ogni tanto mi viene voglia di rimettermi a scrivere canzoni. Non perché Yorke stesso non ha ancora smesso, o perché penso di potermi paragonare, e neppure perché vorrei farmi ascoltare.
Forse solo perché per un periodo della mia vita lo scrivere canzoni e metterle in musica è stata una produttiva valvola di sfogo del mio ego.
Ora, pur suonando molto, la chitarra in mano da priorità è diventato puro relax. E quindi non sono più in grado di esprimermi in quella forma, o forse non voglio più, non saprei dirlo consciamente.
Che posso voler comunicare al mondo io, che produco di interessante, cosa ho effettivamente da dire.
Mi consola però il pensiero che ascoltare una canzone dei Radiohead produce in me la stessa emozione di ieri. E tanto basta per convincermi che mi sto spegnendo, si, ma che non sono ancora morto dentro.

16 marzo 2006

L'ultima partita di Marco Van Basten

Ormai di calciatori che mi piacciono non ce ne sono più. Da piccolo leggevo e rileggevo Paperone Mondiale 90 e mi appassionavo alle imprese di Lev Yashin "il ragno nero", di Eusebio, di Puskas, di Crujiff.
I sudamericani non mi hanno mai entusiasmato più di tanto, perché ho sempre preferito il calcio totale olandese, le Dinamo, le Spartak, i Lokomotiv, i liberi vecchio stampo ai trequartisti, le ali guizzanti ai centravanti.
L'unica eccezione che mi sono concesso in questa mia ferrea regola calcistica è l'amore per Roberto Baggio, il più grande giocatore di sempre. Il rigore di Pasadena io l'ho visto e me lo ricordo bene: forse è per quell'errore che Baggio è ancora più amato. Il Baggio calciatore, il Baggio uomo.
Una mia personale hit parade non saprei farla, di partite ne ho viste tante (tante) nella vita.
Mi vengono in mente Dunga, che pur essendo brasiliano era un giocatore all'italiana, le prodezze di Gheorghe Hagi, il gol di Savicevic al Barcellona, le marcature strette di Bergomi, Giannini che passeggia sugli avversari, mio padre che abbatte un lampadario esultando a Mexico '86, il mio amico Pedro che gela svariate palazzine con una bestemmia combo dopo il pareggio di Baggio alla Nigeria all'ottantottesimo, le leggende dello stadio Azteca, il Tango..
Non sono più un accanito tifoso di calcio, né mai lo sarò forse.
Ma quei nomi, quelle partite, quei ricordi, sono legati a luoghi, persone, immagini e corrispondenze

12 marzo 2006

I ragazzi degli anni ottanta fanno merenda con Mister Day

La radio italiana è dominata dagli anni ottanta. Ma non quelli fichi, quelli più faciloni.
Del resto ne è rimasto ben poco dell'iconografia dell'epoca, ma di quella musica ce n'è ancora a bizzeffe. Trovo che sia un simpatico divertissement imbattermi in Through The Barricades o in Total Eclipse of The Heart: non cambio mai stazione quando capita.
Begli anni per me, gli ottanta, così come i novanta.
Ricordo come un lampo la mattina che ci annunciarono che il muro di Berlino era caduto. Oggi si tende a dimenticare che fino a pochissimo tempo fa il mondo era, come oggi, diviso in due. Solo che il nemico era un altro.
Ma chi controlla il passato controlla il presente. E chi controlla il presente controlla il futuro. Ed infatti quel macabro periodo storico oggi ci arriva sfuocato, quasi come se non ci appartenesse. Ich bin ein berliner!
E la centrale di Chernobil, la mamma che correva a fare scorta di latte a lunga conservazione, la nube che minacciava le nostre case. La pubblicità natalizia della cocacola.. e la merenda con la girella.
Flash nitidi nella testa.
Nella mia vita uso sempre dire che gli anni novanta furono di sicuro i più belli di tutti, ma storicamente parlando sarebbero da depennare: ero alle scuole medie quando assistemmo alla prima guerra mediatica oltre che alle "notti magiche inseguendo un gol".
Incredibile poi, a pochi chilometri da casa ci siamo lasciati sfuggire un genocidio, un massacro incontrollato.
Lo guardavamo in tv, quando, volendo prendere la macchina, avremmo potuto farci un bel giro tra le macerie di Dubrovnik, Mostar, o partecipare al massacro di Sebrenica. Ma per assurdo, vedere quel sangue in televisione e non affacciandonci alla finestra, ci dava l'impressione che si trattasse di luoghi lontanissimi.
I novanta hanno lasciato parecchie cose buone nel campo musicale, ma alla radio le trascurano, le radio sono possedute dal trash degli ottanta.
Ogni tanto in qualche centro commerciale milanese mi è capitato di sentire come sottofondo allo shopping selvaggio Smells Like Teen Spirit, e mi chiedo che cosa avrebbe pensato il povero Cobain di un tale paradosso.
Questa fulminea digressione tra i fatti di sangue, e la musica radiofonica non ha un nesso preciso. Capita a volte di perdere il filo dei pensieri.

10 marzo 2006

Venticinque Aprile Millenovecentosettantaquattro

Dolce e chiara è la notte, e senza vento. Juanito osserva la marea appoggiarsi placidamente sull'arenile mentre Radio Renascenca passa la canzone di Zeca Alfonso Grandola villa Morena. Gomez è pensieroso, e fuma una sigaretta ascoltando distrattamente la musica espandersi nell'aria.
Notti così sono rare nella vita. La brezza primaverile che accarezza i capelli salini, il profumo dell'erba e del mare, la quiete intorno, la casa, dentro, dorme.
Sono così stanco Juanito, le cose non vanno come mi aspettavo.
Gomez, amico mio, non avere troppi pensieri le cose girano sempre.
Ma non riesco ad accettare che il mio impegno si riveli infruttuoso, il fallire dopo aver profuso tante energie e speranze in ciò che faccio.
La luna intanto si riflette sul mare danzando da un'onda all'altra, mentre Ring dopo un sonoro sbadiglio e qualche annusata circostanziale va ad appollaiarsi ai piedi del padrone, che lo carezza affettuosamente.
Gomez guarda Juanito e Ring, con curiosità.
Come farai tu, caro Juanito, a non preoccuparti del futuro. E' tutto così oscuro..
Ma come oscuro Gomez mio! Guarda che notte!
Non so fratello, sono insoddisfatto, davvero insoddisfatto.
Eventi incontrollabili pendono su di noi come spade di damocle, non lasciarti sopraffare da questo tranello, dimentichi che a volte ciò che noi vediamo colorato di nero poi nero non è. Sfumature, devi imparare a vederle.
Le lampare sembrano lucciole veloci e silenziose. Gomez e Juanito coi piedi all'aria scrutano il confine tra la notte e l'orizzonte, come se qualche risposta potesse spuntare dalla schiuma del mare, o dalla salsedine.
Gomez mio, sono vecchio ormai, ma di poche verità sono convinto. Che certe cose non contano niente. Che una caduta è un'occasione per rialzarsi. Che mai, in nessun caso c'é motivo per abbattarsi se c'é vita, se c'é sangue che scorre nelle vene, se c'é un domani o un "adesso" da godere.
Su una cosa sono d'accordo, Juanito, è davvero una nottata bellissima.

04 marzo 2006

Una diagnosi inappellabile ha una strana beffarda ironia.

una diagnosi inappellabile ha una strana beffarda ironia.
non so come sia possibile essere cosciente di quello che accade e vivere in attesa che la spina si stacchi. Niente più natali, passeggiate nella neve, coperte calde, chiacchiere con gli amici, notti stellate, nessun futuro.
Eppure succede, sotto i miei occhi. E succede senza quell'alone di macabro che ci si aspetta, solo una tristezza grande grande. Non c'é lo stupore dell'inaspettato. Non c'é la lotta, l'ultima speranza.
E' come una zattera che dopo una lunga tempesta raggiunge la riva.
entro pochi giorni i sensi si perderanno, e comincerà lo stato di incoscienza. salvo miracoli certo, ma neanche i miracoli sono così tardivi nel mondo reale, e non sui libri.
Il martirio è lo stillicidio. pensare dolorosamente che mentre stai chiacchierando, fumi una sigaretta, rispondi al telefono, scrivi qualcosa al computer, proprio in quell'istante, in quel minuto in quel secondo, una vita potrebbe essersi spenta.
Sono lezioni, questo si.
Vorrei chiedere "hai paura?". Io di paura ne ho tanta. Del vuoto, del nulla.

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