07 febbraio 2013

Tre Cupitelle

C'é un punto in cui, per strade di periferia e borgate, Roma diventa Bagni di Tivoli.
Quando passo per Bagni di Tivoli penso mia mamma lì ci è cresciuta, e che le strade della borgata erano di terra, l'acqua corrente non c'era e le case erano di mattoni senza intonaco.
Lì  nonna era magra e aveva un negozio dove faceva i panini e vendeva bibite agli operai.
Ed ora che passo il mio tempo a preoccuparmi del funzionariato, dell'approvazione del mutuo, della disintossicazione dall'alcool, delle camicie in lavanderia, dei giorni che mi mancano alle ferie, per stare un po' bene non penso al futuro e al presente.
Per stare bene penso a me e Nadia nei pomeriggi d'Agosto.
Andavamo con le biciclette dalla via provinciale fino alla fontana delle Tre Cupitelle e poi ci buttavamo negli sterrati tra i campi.
Alle due del pomeriggio faceva un caldo che oggi non fa più, e c'erano le cicale assordanti, ed avevamo solo le canottiere addosso.
Ci dicevano di stare attenti ai venditori di organi. Io non avevo capito di che organi, e me li immaginavo arrivare su grandi auto nere come pianoforti a coda.
Ma più di tutto penso a quanto era bello sentire papà che cantava la domenica mattina, quando eravamo tutti assieme. Cantava sulla radio, azzurro il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me.
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