14 agosto 2010

La descrizione di un attimo

La premessa è che questa storia non parla di noi, e che oggi non è oggi.
La motonave Speranza fende con indolenza il mare calmo, lasciandosi alle spalle una lunga coda che vedo perdersi nella foschia lontana del tardo pomeriggio.
Io tengo le gambe penzolanti dalla murata attraverso la balaustra, ad un'altezza considerevole. Il vento mi arricchisce di innumerevoli schizzi d'acqua salina, generosi palliativi contro l'assalto di un sole inesorabile.
Quanta bellezza! Eppure la maggior parte dei passeggeri se ne sta rintanata sotto coperta, a sorseggiare bibite, giocando a carte sui tavolini piantati al pavimento. Non lo capisco, io amo profondamente tutto ciò, il senso di un viaggio raccolto in due semplicissime parole: "passaggio-ponte".

Oggi non è oggi.
Ma non sapremo come si chiamano i nostri personaggi.
Sappiamo solo che lui è seduto con le gambe incrociate sul pavimento polveroso della sua stanza.
Alla sua destra uno scatolone aperto, mal arrembato ma ancora funzionale, sul quale una mano incerta ha scarabocchiato in fretta la parola "ricordi" con un pennarello di quelli già mezzi scarichi.

Scorre le pagine di un album, e si sofferma su una foto di vent'anni prima, scattata a lei.
Non può che sfuggirgli un sorriso.
Lei gli sorride a sua volta, attraversando lo spazio ed il tempo, ma il lungo viaggio che separa il volto di carta fotografica dal suo, solo apparentemente così breve, trasforma quella indelebile felicità in malinconica tristezza.

Ma oggi non è neanche quell'oggi, è un altro giorno ancora.
E' il giorno in cui lei spegne le sue quarantacinque candeline, soffiando un desiderio su una torta magnificamente ricca di fragole e panna, proprio come piace a lei.
Il desiderio non lo può svelare però, è risaputo che senò mica si avvera.
Noi possiamo solo supporre.
Forse vorrebbe poter camminare di nuovo, magari una volta sola, immergersi fino alla vita nell'acqua tiepida di una notte calda, sentire la battigia sotto i piedi, come quando da bambina andava a Tropea con sua sorella più grande, ed il fidanzato di lei.

Poi buio, non sappiamo altro di loro.
Solo che lui guarda una foto un po' ingiallita di vent'anni prima ed è malinconico.
Un'immagine scattata in uno splendido pomeriggio d'estate sul ponte di un traghetto.
E c'é lei seduta, che è giovane e bellissima.
Il viso raggiante, le gambe e le braccia splendenti ed abbronzate, sotto un abito leggero bianco a pois.
La sedia a rotelle è fuori dall'inquadratura, mentre sullo sfondo dell'inquadratura un bambino dall'aria nordeuropea indica a qualcuno i gabbiani e pochi metri più in là un tizio osserva distrattamente la scena, le gambe penzoloni dalla balaustra.
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