20 gennaio 2009

"Pequod" su Nerds Attack

Due stelle e mezzo, meglio che un calcio in culo insomma!!!!!! :)
Il disco va, le date arrivano, la promozione continua..

DRESDA [Pequod-Marsiglia Records 2008]

Jan 19th, 2009 | By admin | Category: Recensioni

Genovesi capaci di dipingere landscape di pura malinconia. Il post rock più diluito e “allungato”. Evocativi come il nome che si sono accollati con disinvoltura. I Dresda e cinque tracce asfissianti. I Mono con l’ambient come ombra. Squarci oscuri. Lontane presenze. Difficile riaversi da questa catarsi dell’anima e dei sensi. Ambiziosi. Troppo concettuali però. Troppo ligi alla partitura. Troppo statici. Manca l’aria. Manca il guizzo. Per ora. [**1/2]

11 gennaio 2009

Se non fossi nato nell'81, forse non avrei ascoltato gli smashing pumpkins

E' stato forse il "delfino" [leggi, "io sono il tuo delfino" -ritorno al futuro-].

Ma se fossi nato nel 2001 ora avrei 6 anni, e starei sicuramente meglio.
A livello videoludico forse [io avevo l'amstrad nell'88].
O forse no, cioè vuoi mettere avere 13 anni e giocare Syndicate.

Meno rotture di coglioni ad essere di nuovo piccolo, quello si.

08 gennaio 2009

Recensione di Pequod su Italian Embassy

Ed ecco giungere velocissima ed inaspettata la prima recensione di Pequod.

http://www.italianembassy.it/?p=439

Dresda, vento, sturm und drang

Gennaio 8, 2009

Come un fulmine a ciel sereno il prode Matteo Casari di Marsiglia Records stanotte ha fatto pervenire -da perfetto befano in ritardo- una calza piena di dolce carbone nella mia mailbox last.fm di bambino cattivo. Le sembianze del minerale fossile sono state assunte per l’occasione dai Dresda, band genovese che sulla piattaforma più cliccata per associarsi ai concerti ha messo in libero scarico il suo nuovo lavoro “Pequod“: cinque tracce strumentali di varia lunghezza ma recanti il medesimo umore, il più indicato in questa temperie di gelo e pioggia. Musica plumbea, ma senza le indulgenze della cameretta che proteggono: non l’usuale postrock malato che dalle parti dell’etichetta ligure è di casa (in condominio a numerosi altri suoni), bensì una sorda tempesta umorale a permeare l’iniziale Città di vetro, lunga elegia dei giorni andati, nostalgica di pianoforte e case tedesche più di quanto dica il moniker bombardato. Quando gli strumenti salgono, la batteria spazzola gentile chiedendo permesso per prendere via via sempre più piede, la chitarra accompagna un flusso già disegnato che immerge l’ascoltatore nel grigio domestico, per una volta non comoda e indulgente campana di vetro: in lontananza rumori d’industria , sequenze fotografiche, ipnosi in reprise dal corpo ineludibile fino all’aspirapolvere dentro la “centrale elettrica”. Se il brano introduttivo ha buon gioco nell’ambientare l’ascoltatore, la seconda traccia Il grande macchinario della notte si muove circospetta restando inizialmente ferma su se stessa mentre sale il respiro, il campo d’azione, i field recordings e un finale imprevisto. L’eterno ritorno dell’uguale apre battente e modestamente marziale fin che non subentrano effetti di chitarra sciabolata, pesa, reduce da scorie di metallo probabilmente affinate nel pezzo precedente. Tanto questo è il brano che convince meno, così classico, così fuori luogo rispetto agli altri, quanto La stanza e l’orologio abita il cinema onomatopeico pieno di senso, che incrocia un clone di Mimì Clementi a cui è di troppo il doppio sussurrato: la chitarra twang del western sormonta un ticchettio altrimenti molesto e ne apre le ipotesi di malinconico prolungamento retrò. Chiudono i quattordici minuti di Attraverso lenti colorate, atmosferici e cangianti, forse troppi nonostante i momenti-Constellation che si dipanano entro la consueta trama di attese, quintessenziali nella storia del genere.

Per coloro che versassero almeno 2 euro nella pagina last.fm dei Dresda, la netlabel invierà la copertina “fisica” il cui formato è a sorpresa… Da parte nostra, intanto, le parole istantanee di cui sopra siano di ennesimo plauso alla qualità e all’interesse che le produzioni Marsiglia e segnatamente la scena genovese veicolano di quando in quando.

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