28 novembre 2006

Ci metterò l'anima, come mi hai insegnato tu

Non ho più l'età per il rock and roll.
Due concerti in venti giorni, ed entrambe le volte il mattino successivo mi sono svegliato con un febbrone, mal di schiena, bocca impastata.
E non mi faccio di eroina prima di suonare eh. Mangio di merda, quello si.
Comunque sia anche stavolta è andata bene, a parte i suoni che non erano proprio perfetti e che senza monitor sentire gli altri non era facile.
Scaletta quasi identica: John Wayne, Dresda, My Funny Valentine, Playground Love.
Siamo piaciuti molto, nonostante tutto, e potrebbe arrivare a breve la possibilità di qualche data fuori Genova..
[Mercoledì pomeriggio prima fase di registrazione multitraccia]
.
Dopo di noi, alla Madeleine, i nostri amici Siné. Sono un po' di nicchia nelle sonorità, e suonano un genere parecchio inflazionato [contraddizione?], ma hanno qualcosa che mi piace molto.
Sicuramente un grosso merito va a Matteo, che ha un talento innato nel cantare, nello scrivere i pezzi e nell'interpretarli.
Mi piacerebbe farveli sentire.
.

Leonard Cohen - Isle of Wight 1970

26 novembre 2006

Caricare, scaricare, suonare, ricaricare, riscaricare. Leggi: Dresda live

L'orribile trafila degli ampli in spalla e dei sedili abbattuti si ripeterà oggi pomeriggio, per il concerto alla Madeleine, localetto che sarebbe stato fumoso un tempo. Vico della Maddalena, Genova naturalmente.
Noi godspeedeggiamo come sempre, o quantomeno ci proviamo. Purtroppo stessa scaletta della serata Disorderdrama con le Ian Fays, non abbiamo avuto tempo di preparare i nuovi pezzi.
Ma dopo di noi suonano i Siné, ex deliri di blake, che sono bravi bravi.
Insomma dalle 23 in poi concerto dei Dresda, poi Siné.
Ah, e oggi mi sono riascoltato dopo tanto tempo i Kashmir. Mi piacevano e mi piacciono ancora, quando capita.


Kashmir - The Aftermath

23 novembre 2006

Chi mette la poesia dentro i discorsi

Papageno era da tempo alla ricerca della sua Papagena.
Non una donna qualunque ma una Papagena, l'esatta metà della sua mela.
Nel frattempo Papageno si dedicava a bere molto vino, mangiare poco e farsi i cazzi suoi.
Suonava anche la tromba ai matrimoni, ma non lo pagavano mai perché a fine cena era sempre troppo ubriaco per preoccuparsi di presentare il conto. Quando non era stato malamente allontanato dal ricevimento per cause diverse del tipo: invitare la sposa con ampi gesti a fargli un pompino, vomitare sulla torta prima del taglio e cose del genere.
Un tempo era stato anche un gran gentiluomo da salotti bene, poteva conversare indipendentemente con un travestito, una nobildonna o Adolf Hitler e riuscire comunque a sfangarsela alla grande.
Poi con la destra al potere, gli amici invecchiati, e la passione per il vino e il jazz aveva iniziato ad isolarsi un po'.
Ma un giorno incontrò Papagena, la sua Papagena.
La conobbe sulla spiaggia del paesino dove lui viveva e dove lei veniva a passare una settimana di vacanza all'anno.
Gli ci vollero tre anni per rivolgerle la parola.
E quasi quattro per invitarla ad uscire. Quasi quattro perché mancava un solo giorno alla partenza della bella biondina crucca dalla carnagione lattea, gli occhi più azzurri di uno Stabilo, e i capelli così biondi, lunghi e sottili da sembrare quelli finti delle bambole degli anni ottanta.
Era la grande sera, la passò a prendere sotto casa.
Per l'occasione Papageno aveva indossato una cravattina bordeaux forse anche un po' troppo elegante, ma il gioco valeva la candela.
Papagena si divertì moltissimo quella notte, e parlarono, parlarono, parlarono. Due lingue diverse, ma la fantasia maschile può supplire a qualunque carenza culturale.
Improvvisarsi poliglotta non è certo impresa da poco, e in quell'occasione l'angelica presenza femminile apprezzò divertita gli sforzi immani del nostro avvertito.
Si fece mattina e fu un bacio piccino picciò, una promessa e un anno di attesa.
Un anno di vino, tromba e qualche chiacchierata qua e là davanti ad un caffè.
E la notte a sognarla. Quel suo modo di essere divertente, spiritosa, di essere donna ma senza quell'alone di microdramma che le donne sanno portarsi dietro.
Poi arrivò l'estate e la paura che Papagena potesse non tornare più.
Ma Papagena tornò, con una grande valigia e il desiderio di rimanere col suo strambo principe azzurro. E così fu, e non ci furono mai microdrammi né crisi, perché Papagena era una semplice ragazza crucca. Non ci furono mai tradimenti o desideri di novità. Perché loro erano le due metà della mela. E seppure lei era molto più bella di lui, lei non mancò di amarlo ogni giorno.
Papageno beveva il vino e suonava la tromba.
Papagena beveva qualche bicchiere e ascoltava Papageno suonare.
Anche ai matrimoni, dove lui non faceva più coreografia, e a volte indossava persino la cravatta bordeaux.
E a guardarli tutti sospiravano un po'. Anche certi sposi il giorno delle nozze.
Perché a vedere due persone così, veniva il sospetto che la vita potesse essere più semplice di quanto si immaginava.


Death Cab for Cutie - I will follow you into the dark

21 novembre 2006

Dresda, qualche comunicazione di servizio

E' solo una comunicazione di servizio: pubblicate le foto della data dei Dresda al Buridda. Grazie ad Anna -anche per la cena- e alla nostra bravissima fotografa ufficiale nonché grande fan, Stefania.
Intanto abbiamo [ho] creato il mice-pace del gruppo, per dirla alla
La Quiete, ma non lo pubblicizzo ancora perché mancano le canzoni.
Le canzoni, piacendo a Dio, dovrebbero subire a breve una bella multitracciata grazie a Bernardo dei
Cut of Mica.
Piacendo a Dio e ai Cut of Mica naturalmente.
Tornando a Micepace, devo ammettere che non l'ho mai gradito: per il semplice motivo che dovrebbe essere uno spazio per musicisti ed invece è pieno zeppo di non-musicisti che fanno social networking, squallido per altro. A fare a gara a chi ha più contattini.
Sottoprodotto di quella non-cultura indie che non-sopporto.
Ma leggo proprio oggi su
inkiostro che Myspace sembrerebbe in declino.
Per fortuna aggiungo io.

18 novembre 2006

Invecchio, dimentico le cose.Racconterò ai nipoti di quando ero in Vietnam:dimenticando che invece era Platoon,cazzo.

Dal 1997 in poi il mio più grande amore musicale sono stati i Radiohead.
Tante cose sono cambiate nel frattempo, ma questa no.
Molti dei miei vecchi amici sono diventati dei simil-yuppie-senza-portafoglio.
Disgustosi.
Li disprezzo con molta pena, senza cattiveria.
Cerco di starne alla larga perché i loro discorsi mi mettono a disagio: mi fanno pensare ad American Psyco.
Mi fanno pensare alla morte, alla decomposizione, alla democrazia dei sentimenti, all'arredamento funzionale.
Mi mettono a disagio perché sembrano quasi veri nel loro essere young urban professionals.
Però mi vien da ridere perché io guadagno molto più di loro.

E comunque sia ho paura che Thom Yorke e soci siano un po' stanchini.
Il passato Hail to the Thief era un bell'album [e A Wolf at the Door uno dei loro pezzi più belli] ma non più così trasudante di emozione come lo erano stati quelli precedenti.
Sono felice di essermeli goduti nel loro momento di massima creatività, a cavallo del nuovo millennio.
A volte sostengo [e tendo a ripetermi essendo un po' arteriosclerotico] che il 31 Maggio 2001 sia stato uno dei più bei giorni della mia vita.
E forse è proprio così: perché avevo vent'anni esatti, non me ne fregava un cazzo di niente, ero libero come l'aria, e quella sera all'Arena di Verona quando i Radiohead suonarono una dopo l'altra le loro migliori canzoni pensai: ora posso anche morire.

Radiohead - Paranoid Android

16 novembre 2006

E' fico -> fa fico -> mi piace [ma solo se è indie]

Quel fallito di J.Ax in una sua canzone declama: "vendo troppi dischi per piacere a quelli che scrivono sui blog". Frase infelice e generalizzante se vogliamo, ma c'é un fondo di verità.
Così come lievemente incendiario è stato l'intervento di Jukka [nientepopò di meno che uno dei Giardini di Mirò] riguardo i Grizzly Bear.
Concordo col popolo dei bloggers quando si "lavano le mani" dicendo che il blog non è informazione, è autonomo desiderio di esprimere qualcosa delle proprie idee ed opinioni.
Ciò non toglie che ho notato spesso, in molti dei blog musicali che seguo, una tendenza all'omologazione dei gusti.
E' fico: mi piace e ne parlo.
Tra parentesi un fenomeno stupefacente è che la tendenza omologante dei bloggers ha colpito anche i non bloggers. Insomma, devo essere sincero, la cultura indie odierna mi disgusta: si muove verso i partiti presi, come ogni modarella da quattro soldi.
Il problema è che il blogger spesso crede di muoversi in un ambito esterno al mainstream: la verità è che in molti casi, seguendo il flusso di link e passaparola si arriva a questa o quella rivista musicale, cinematografica, scandalistica, di moda o meno.
La mia impressione è che in molti oggi, all'urlo di "indiependent!", si stiano immolando alle regole del modaiolo perdendo in originalità e, soprattutto, in obbiettività.
Si rischia di trasformare la merda in fenomeni di costume.
O forse sono solo io che non riesco a reggere roba tipo le Pipettes, o a ritenere sopravvalutati i Tv on the Radio, o a credere che i Lemonheads non siano stati questi dei della musica indipendente.
Forse dovrei semplicemente smettere di leggere i blog. Almeno quelli che invece di far trasparire un po' di personalità dell'autore si limitano a prendere riportare e riconfezionare opinioni precotte [musica, cinema, politica, arte....].
Ma alla fine dei conti il blog è una punta di iceberg: è una corrente ben più ampia quella che vede l'alternativo diventare sempre meno alternativo e sempre più modaiolo.

15 novembre 2006

La Guida Galattica sa essere democratica ma anche stronza. Mai quanto il Tg4. Il Tg4 però fa sicuramente più ridere.

La Guida Galattica è un libro poliedrico: in esso c'é la conoscenza in ogni forma possibile ed immaginabile.
E' l'una e trenta del 15 Novembre 2006 sul pianeta terra, sono a letto col portatile sulle ginocchia e il cane bollente che occupa, sua bontà, tre quarti della "mezza piazza". Per di più russa.
La nostra tecnologia ci permette di stare su internet anche a letto [anche al cesso volendo]. La guida galattica linka infatti la definizione di wireless a quella di pigrizia.
Mi piace vagare tra gli infiniti riferimenti di questo imprevedibile testo, quando l'amico autostoppista me lo mette a disposizione. Non succede spesso, perché un autostoppista galattico si sente sperduto senza il suo indispensabile tomo. [Non gliel'ho mai detto per carineria, ma credo che sia quasi diventato una specie di feticcio dal quale non riesce a separarsi neanche un minuto.]
Comunque sia parlavo di pigrizia, di wireless, e zac mi trovo a leggere del pianeta Ciarla, galassia Parrucchiera, dove la gente nei bagni si fa installare due o più water per cagare e conversare. Un sogno del quale devo anche avervi parlato in passato. Mi permetto di editare la definizione di "conversazione al bagno" inserendo il link ad un altro mio desiderio inenarrabile: le birrette fresche al posto dell'armadietto dei medicinali: in un nanosecondo sei milioni di Ciarlani mi bacchettano, perché in questo modo sembro collegare le loro usanze ultramillenarie ai vizi terrestri, cosa che da loro è paragonabile al nostro "sei un terrone di merda". Su Ciarla sono più razzisti degli imprenditori brianzoli ma mi guardo bene dal dirlo perché la guida galattica è un testo oggettivo e le mie considerazioni personali non possono intaccarne l'estrema cura dei particolari.
Fortuna che c'é la piccola internet dove posso sfogarmi abbondantemente contro una razza che defeca e conversa mediante lo stesso pertugio.
Ma lasciamo da parte queste inutili beghe e torniamo alla cultura.
La terra non è una sola. Esistono infinite terre in infinite dimensioni alternative. Secondo la GGpA [abbrevio per comodotà, me lo concederete!] si crea una terra alternativa in ogni momento in cui un qualunque essere vivente o meno cambi la propria rotta anche infinitesimamente. Ogni sassolino che si sposta a causa della marea, ogni goccia d'acqua che scivola su una pietra, ogni volta che decido o meno di spararmi una sega, insomma ogni infinitesimale particolare produce una dimensione alternativa. La realtà che noi terrestri percepiamo, data la solita pappardella sulla tridimensionalità della nostra mente, è la media di tutte queste dimensioni: ed è ciò che noi chiamiamo caos, o fato, o destino, o provvidenza, o meccanicismo o cazzi e mazzi.
Il concetto è semplice.
marco si spara un segone.
marco non si spara un segone.
Ciò produce due dimensioni ben distinte. Naturalmente tutto è basato su un sistema probabilistico, secondo il quale le dimensioni marco si spara un segone sono infinitamente più diffuse dell'alternativa e di conseguenza la dimensione percepita come realtà sarà proprio quella. Ma non è un dogma: potrebbe anche prevalere la dimensione marco non si spara un segone, ad esempio nel caso in cui il calcolo probabilistico vada ad intersecarsi con la dimensione marco si è appena sparato un segone.
Sembra complicato ma non lo è poi così tanto: la GGpA sostiene insomma che la nostra realtà percepita non sia null'altro che il risultato medio e probabilistico dello scontro ed intersecarsi del movimento delle particelle esistenti nell'universo che conosciamo.
Naturalmente questo discorso può applicarsi solamente ai terrestri in quanto è risaputo che ogni razza dell'universo ha un proprio modo per percepire la realtà circostante.
Addirittura in alcuni pianeti con concezione dello spaziotempo monodimensionale lo stesso concetto mi sparo un segone è sottoposto a molteplici limiti del tipo: "quando?" "dove?" "come?" e soprattutto "cos'é quando?" "cos'é come?" "cos'é dove?". Frustrante no?
Tornando alla GGpA si parla anche di aneddoti divertenti riguardanti il pianeta terra.
In una delle dimensioni createsi, che però non sono state percepite come realtà a causa del sistema probabilistico, uno scienziato ha scoperto il vaccino per l'aids ma ha deciso di non renderlo pubblico.
Il tizio si era chiuso in questo laboratorio per oltre quindici anni alla ricerca di una cura per salvare l'umanità da questa piaga terribile e dopo molteplici inutili tentativi una sera si trovava solo soletto a riflettere.
Nella realtà percepita andò in bagno a spararsi un segone, nella dimensione di cui vi racconto invece, ebbe un'illuminazione favolosa e trovò l'elemento mancante e il vaccino definitivo.
Al settimo cielo decise di rendere pubblica al più presto la notizia, ma, essendo stato chiuso per tutti quegli anni nel suddetto laboratorio decise di fare un piccolo test per valutare come sarebbe stata recepita la scoperta nel duemilasei. Aprì la porta dopo tanto tempo e prelevò il più recente degli elenchi telefonici che nel tempo i solerti impiegati della società telefonica gli avevano abbandonato davanti al laboratorio-casa. Scelse degli utenti a caso e compose i relativi numeri.
"salve ho scoperto il vaccino per l'aids, lei che ne pensa?"
Utente 1: "l'aids lo prendono solo i culattoni di merda, non me ne frega un cazzo."
Utente 2: "Se non fosse per l'aids dovremmo fucilarli tutti quei tossici".
Utente 3: "ma lei è pazzo? Una volta debellato l'aids ci sarebbe un incontrollato sviluppo demografico del terzo mondo che causerebbe in tempi relativamente brevi la sovrappopolazione del pianeta e la distruzione dell'umanità a causa della fine delle risorse. E poi ci sarebbero un sacco di marocchini in più sui treni."
E così via, per un mucchio di telefonate.
Alché lo scienziato, amareggiato, nella dimensione di cui vi sto raccontando convertì il suo laboratorio alla ricerca di come legare al meglio il sugo con le melanzane e i rigatoni, non rendendo mai pubblica la scoperta.
E questo è solo uno degli infiniti aneddoti che ci sarebbero da raccontare.
Pensate a Giulio Cesare che sopravvive alle idi di Marzo perché quella mattina si stava sparando un segone.
La GGpA indugia moltissimo sull'importanza della masturbazione sul corso della storia terrestre.
Bene, il cane ha deciso che gli ho scassato i maroni e si dirige verso il matrimoniale dei miei vecchi. L'autostoppista galattico reclama la sua Guida, ed io carinamente gliela restituisco, non senza aver prima provato ad inserire la definizione di "M.D." sotto l'elenco dei più grandi ficaccioni della storia dell'universo dall'inizio a prima dell'inizio e ancora prima.
Ma essendo stato cancellato a priori non sono apparso comunque.
Ventisei miliardi di Ciarlani mi mandano cortesemente affanculo. Villani.
Ed io me ne vado a dormire.

Afghan Whigs - My world is empty without you

11 novembre 2006

Ossimorico: che vita di merda!

Due giorni che ho un mal di pancia devastante.
Dio sa se è stata la cena Vegan, o la torta di compleanno di mio padre, o gli eccessi alcolici: sto male e tanto basta.
Passo il tempo a letto con un cuscino sulla pancia, o peggio al cesso.
I Dresda l'altra sera se la sono cavata alla grande [così come il mio nuovo Fender Blues DeVille Reissue 60w superminchiavalvolare che mi ha flagellato il conto corrente in questi giorni]. La scaletta è stata: Dresda, John Wayne, My Funny Valentine, e la cover decadentista di Playground Love degli Air cantata da Matteo dei Deliri di Blake.
Insomma tutto a posto e niente in ordine [nelle mie parti basse].
Ma suonare dal vivo in determinate condizioni è sempre un gran piacere: c'era un sacco di gente, attenta soprattutto. Che, per chi fa certo post rock, è cosa abbastanza essenziale.
Un beso a tutti.
Torno a letto, o vado in bagno.


09 novembre 2006

Vedi gli Zu, e poi muori

Non era proprio così, ma si adatta alla perfezione. Ricordate che qualche tempo fa, nelle mie innumerevoli discussioni sulla musica "oggi", vi citai gli Zu? Bene sono andato a vederli dal vivo qualche giorno fa, e mi hanno letteralmente preso a sberle dall'inizio alla fine del concerto.
Mai subito in vita mia tali bordate sonore da un trio jazz.
Cazzo è hardcore!
Raramente ho visto batteristi così eclettici in azione.
E ancor più di rado ho sentito un set di tale livello.
Assoluti, totali.
Ma che suoniamo a fare ormai?

Comunque sia ricordatevi che oggi i Dresda, nonostante i mostri sacri visti in azione allo ZuFest [tra i quali nella mia classifica affettiva personale spicca sicuramente Mike Moya, tra i fondatori dei Godspeed You! Black Emperor], si esibiranno nei loci e nei modi descritti poco sotto.
21.30 puntuali si inizia!
Ecco che si dice di noi sconosciuti al momento:

Bio: Gruppo di nuova formazione dalla riviera di levante che debutta sul
palco del Buridda.
Ci piace scoprire insieme a voi le loro doti nel proporre un
post rock strumentale che spazia nelle sonorità dei numi tutelari del genere:
Mogwai e GodspeedYou!BlackEmperor. Chitarre arpeggiate, crescendo epici, basso e batteria in costante battere e spingere.


Dopo tutto il lavoro fatto negli ultimi tempi, speriamo di non tradire le aspettative.
E infine non bacchettatemi per la latitanza da queste pagine dell'ultima settimana, avevo [ed-ho] sempre un sacco di cose da raccontare: ma le giornate sono state davvero tra il pazzesco e il mortale.
Ho delle storie belle però, ora.

02 novembre 2006

Disperato, erotico, stomp [ovvero l'autolesionismo economico del chitarrista]

La maledizione dei Dresda continua. Ieri in un colpo solo a pochi giorni da un concerto mi sono trovato con l'amplificatore in panne e l'alimentazione della pedaliera a puttane.
Il che si traduce in un arricchimento immediato del dott. Merula di Cherasco.
Colui che tutto può, anche fare un finanziamento ad uno dei bassisti più inaffidabili della scena postrock mondiale.
Comunque ecco il volantino della serata. Un po' di supporto non guasterebbe. E poi due gruppi di ragazze e noi: quantomeno vi rifate gli occhi dopo esservi consumati le orecchie.
Io da par mio prometto di essere palesemente ubriaco.


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