17 maggio 2006

Canzoni per sordi, che puoi persino sentire

La compenetrazione dei solidi. Immaginare le giornate come uno di quei giochi per bambini nei quali ad ogni fessura corrisponde una e una sola forma. In uno spazio ridotto, inarrestabile, stereotipato, cercare di infilare tutti gli elementi adatti a rendere l'insieme il più aderente possibile alle aspettative.
Avere tante sfaccettature, plasmarsi a seconda del flusso.
Considerare che è impossibile essere davvero coerenti, ovvero, sinceri.
Cercare alibi, e autoconvincersi che essi siano veri, per non dover scendere a patti con la propria coscienza.
Non c'é un codice civile dell'autostima, è più una sorta di compromesso tra cuore e cervello. Come nel condominio, "voi scopate io sento la musica il cane abbaia".
Il sofisticato equilibrio tra lo sputare allo specchio e il sentirsi realizzati.
Ho dovuto per forza tracciare diagrammi su ciò che NON sopporto, su ciò che NON vorrei, su come NON vorrei apparire, e distaccarmene pian piano come il serpente cambia pelle. Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Ma questo è l'IO non l'ES. Prescinderne è impossibile. Sfugge inevitabilmente all'autocontrollo.
Riassumendo.
L'ES è fottutamente rock, mentre l'IO è lento.
E allora il SUPER-IO è fusion?
La personalità è un tumultuoso fiume in piena.
Pace, Amore, Death Metal.

13 maggio 2006

Il gatto sconosciuto è morto alle 22.05

Annusare la notte mi è sempre piaciuto. Soprattutto quelle di strade deserte e di tempo tranquillo.
Mi piace guidare da solo ascoltando i Karate, mi piace fumare una sigaretta nel silenzio del mondo addormentato.
Stasera un gatto è morto davanti a me, investito da un motorino. Ero fermo lì, parcheggiato, e bam l'incredibile incrociarsi di rotte, di molecole impazzite, di destini immutabili che qualsiasi cosa il mondo avesse detto o pensato prima di quell'istante forse l'evento sarebbe accaduto comunque. O forse no, ma è il dilemma della vita stessa.
Mi sono lanciato immediatamente giù dalla macchina per riflesso, sperando che "si sa" i gatti abbiano davvero sette vite e quella non fosse già la settima. Invece no, l'ho tirato da parte dal centro della carreggiata e ancora si muoveva lentamente nell'incomprensibile desiderio di trattenere la vita che improvvisamente scivolava fuori. Potrei giurare che mi guardava, mentre moriva si è fatto la pipì addosso. Come un impiccato.
L'ho tirato su pietosamente, un orribile pupazzo senza vita, mollo come una bambola di pezza. Un sacchetto della spazzatura è stata la sua bara.
Un minuto prima, un minuto dopo, mi trovo sempre ad interrogarmi su queste cose. Il perché io fossi lì a pochi centimetri in quel preciso istante, non un metro più in là, e perché quel gatto dovesse avere proprio me come ultima immagine stampata nella retina, uno sconosciuto improvvisatosi triste becchino. E chiudendo il cassonetto ho avuto l'impulso di farmi la croce, come se Dio c'entrasse in questo. Sarebbe forse l'unica soluzione ordinante al disordine che si percepisce facilmente nella balistica dell'universo. Dio è bisogno di ordine.
Eppure tutto torna se vogliamo. I piccoli numeri, un gatto, una formica, un uomo, un astice nella pentola, sono parti dell'enorme partita doppia, che "si sa anche questo" deve sempre fare zero. E zero fa.
Come il pensiero che il ballo latino americano, a saperlo fare, a diciott'anni non cambia nulla, ma a venticinque può fare la differenza.

02 maggio 2006

Il Nero muove e vince in tre mosse

Dopo i primi tempi di sonore bastonate internettiane sto studiando molto sugli scacchi ultimamente. Mi appassiona questo complesso mondo racchiuso in pochi centimetri di scacchiera, sul quale le variabili applicabili sono potenzialmente infinite.
Le prime volte perdevo sempre, ora, con un po' di studio e applicazione ho iniziato a vincere con una certa regolarità, ed ho sviluppato un mio stile di gioco.
Quello che mi manca è una "tattica" per l'apertura, in pratica tendo a giocare a caso finché non si presentano i cosiddetti bivi, scelte che possono avviare un'incessante reazione a catena.
Mi affascina molto l'idea del sacrificio, i "costi-benefici". E la visualizzazione, la capacità (in me ancora molto lenta) di anticipare mentalmente tutte le possibili variabili che potrebbero svilupparsi dopo una determinata mossa.
Causa-Effetto. E' così evidente il nesso? Dopo la prima, ogni mossa influenza la successiva. Quasi metaforico, in piccolo, è quel panta-rei che non riusciamo a cogliere nelle giornate che passano. Aggiungendo reazioni a catena su reazioni a catena e sottraendo minuti ai minuti che mancano.
La vita sarebbe molto più prevedibile se la si potesse delimitare, se si potessero conoscere gli effetti di tutte le variabili in gioco. Ma non è possibile neppure sulla scacchiera. In entrambi i casi però una forza è indiscutibile, ed io la vedo spesso agire nell'ingranaggio complesso degli eventi: la causalità.
Turbolenze, causalità e casualità che impattano.
No non sono un adolescente cresciuto dedito agli spinelli che pensa di aver qualcosa da dire solo perché è fatto.
Se è questo che pensate.

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