26 gennaio 2006

Meditando lo sterminio dei miei vicini di casa

I miei vicini di casa [del piano di sopra] sono pazzi. Non li ho mai visti in faccia in vita mia, ma me li immagino orribili e puzzolenti.
Iniziamo da lui. Lui ha la passione per la lirica, qualunque lirica. Canta, canta, canta, tutto il tempo con quella vociona da tenore orripilante ed io me lo vedo, in canottiera e pelo all'aria, con la mano sul petto, sguaiato, sentirsi come Enrico Caruso denoartri. Fortunatamente sta in casa solo il weekend, durante la settimana lavora.
Lei, lei non parla molto. Ma ha la passione di spostare i mobili. Ora, io non so che cazzo di arredamento abbiano, ma questa matta ogni giorno strascina qualche comò per il corridoio. E lo fa con la grazia di un intercity. Una notte ero in camera con la mia ragazza, e giurerei che stessero segando un mobile. Segavano qualcosa alle due del mattino!!!
Non li sento mai scopare, ma quanto litigano. Litigano sempre, e lui, l'Enrico Caruso denoartri, urla come un forsennato. E secondo me le molla delle pizze mica da ridere il brutto ceffo. E' successo che lei deve averlo sbattuto fuori di casa intorno alle sei del mattino, lui inizia a citofonare come un forsennato. Dieci minuti, venti, mezz'ora. Esco di testa, puttana eva mi sembrava di sentirlo nel cervello quel citofono. Alché mi alzo, fuori di me. Rispondo io al citofono "non ti apre porco D.." e chiudo la comunicazione: probabilmente basito Caruso rinuncia.
Passiamo al figlio più grande, silenzioso. Età indefinita. Ascolta una sola canzone, tutto il giorno, sfruttando che il padre non c'é, senò lui canterebbe. La canzone è Lemon Tree dei Fool's Garden, hit della mia adolescenza. All'epoca era un bel pezzo, ora mi viene l'orticaria solo a sentirla nominare.
Figlia piccola, meno di un anno. Piange la notte, solo tra le quattro e le sei del mattino. Lui si alza e bestemmia come un turco, smadonna contro la bambina, contro la moglie, smadonna e basta.
Tutti assieme appassionatamente ascoltano la televisione a volumi così elevati che penseresti debbano essere sordi dal primo all'ultimo.
Magari li incontro nell'ascensore tutti i giorni e non lo so, dovrei controllare quale strana creatura vive immediatamente sopra la mia testa. Ma in certi momenti sarei tentato di fare irruzione in casa loro, spero che un giorno si stufino dei miei "OU" urlati nella notte e traslochino

24 gennaio 2006

Il postrock ti salva la vita?

La risposta è si. Dopo un lungo e menoso lunedì fatto di carte e telefonate da professionista wannabe mi sentivo veramente febbricitante, ma nel senso fisico del termine. Saletta prenotata alle dieci, ergo mi sciroppo i trenta chilometri che mi separano dalla cittàdellamusica [nome di una sala prove genovese] con la stanchezza mortale nel cuore e la custodia della strato che mi pesa come un fardello insostenibile per le scale di casa.
Abbiamo scritto dei pezzi nuovi, secondo me sono bellissimi. Ad un certo punto ho spento la luce e ci siamo sparati uno di questi pezzi totalmente al buio, solo con i led lampeggianti del mixer e dei pedali. E' stata una della poche volte nella mia carriera di chitarrista fallito [non sono nè bravo nè particolarmente innovativo] che mi è capitato di pensare cazzo questa roba è stupenda. Una vera soddisfazione lasciarsi cullare dalle proprie stesse note, al buio.
Fine della stanchezza, della moria interiore che si accumula durante la giornata.
Ho mollato il pallone, per pigrizia, non che fossi un campione. Ma quelle piccole cose, le scarpette, l'entrata in campo, le trasferte, gli allenamenti nel fango, le risse, i gol inaspettati e le cappelle difensive, il mister che sclera... mi mancano. La musica nel mio essere pentola a pressione è uno sfogo, come lo era giocare a pallone anni fa. E io non giocavo a calcetto come le fighe eh, mi scassavo le gambe sui peggio campi dell'entroterra ligure. Li vedi i giocatori di calcetto quando escono dagli allenamenti, tutti perfetti, tutti pettinati, tutti con la scarpa all'ultima moda. Se uno qualunque di loro avesse subito uno dei miei trattamenti di favore su un fangoso e smisurato terreno sperso per le montagne genovesi non ci penserebbe tanto al capello in ordine.
Chissà cosa dirò ai miei figli, se ne avrò. Gli metterò su i miei dischi e loro mi daranno del preistorico.
Magari avrò una bambina fissata con la discomusic. Una moglie che mi permetterà di suonare solo con le cuffie.
Un gatto allergico a me come io sono allergico al suo pelo.
Uno tende ad idillizzare [neologismo] la vita familiare, ma è composta da enormi gioie e mastodontiche scassature di coglioni. Sarà infinitamente più complicato sbronzarmi con gli amici.
E il lavoro, lo vedi già com'é.
Ossessionato si, questa è la parola giusta, dal tempo, dalla pancetta e dalla stempiatura.
Ma in quei venti minuti in cui ti spari un pezzo al buio e non ci stai a pensare alle preoccupazioni e al tran tran allora si in quel caso il postrock ti salva la vita.

21 gennaio 2006

Godspeed You! Black Emperor

Correre è una disciplina olimpica. Ma scavando nelle profondità di me stesso è inevitabile scoprire, sepolte, molte pieghe invisibili, lati nascosti della luna, rovesci della medaglia. Un input e la regressione parte.
Scampoli di un vecchio me stesso che disperatamente tentano di restare a galla.
Bisogna evolversi, automatizzarsi. Non fare il sentimentale: finisce sempre in stupidaggini.
Non sentirsi delusi ed inconcludenti o fare il poeta da quattro soldi: cerchi ancora le rime?
Oh ma il lettore vede che spesso parlo della mia anima, che ha un peso e un volume. E' tangibile l'anima delle persone, io credo, ma non in maniera cinematografica, secondo me molto più alla "mercato del pesce", due etti e mezzo d'anima, insieme ai frutti di mare.
Io ci provo a semplificarmi, faccio manifesto dei miei calcoli scientifici per calcolare il giusto peso delle cose nella vita. Un tot qua, un tot là, allocando le risorse al meglio per coincidere con gli standard istat di felicità. L'ho già detto mi sa, ma siamo proprio come pentole a pressione

20 gennaio 2006

Il profumo del letto al mattino, la sera

La mia primavera è bella, da mozzare il fiato. Sa essere dolce e sa ridere e scherzare.
Si fa attendere, ora che è ancora freddo, ma sai che arriverà un'estate di vestiti leggeri, e di sole che non avrei più pensato di prendere, io che odio il sole.
La mia primavera risveglia l'anima, i giochetti stupidi che credevi aver sepolto con l'adolescenza, il desiderio di parlare per ore o di non parlare per giorni, tanto è uguale.
Riesce ad estrarre il meglio di me, io che sono abituato a tirare fuori solo il peggio.
Ci sono stagioni della vita degne di essere chiamate tali.
Quelle in cui credi di non poter vedere giorni più brutti, o quelle in cui non credi di poter vedere giorni brutti.
I giorni e le stagioni standard, le ore normali, la maggior parte.
Aspetto i sorrisi della mia stagione buona, quella che trascini avanti più che puoi. Sapendo che certo arriverà un'estate, un'autunno.
ma ora che la primavera non è ancora arrivata aspetti di godertela, per quanto breve, di sfoggiare le giacche leggere e il motorino senza parabrezza. E poi, quando sarà andata via ci penserai, resta poco. Ed ogni volta speri che torni per restare un po' di più, ma forse il bello è anche questo, che l'aspetti.

16 gennaio 2006

Definizioni parte prima: amicizia e formazioni sociali

L'amico autostoppista galattico, dopo qualche mese sulla terra ha iniziato a porsi domande sui temi profondi che attanagliano la mente dell'uomo. E' rimasto molto colpito da come, pur sembrando una razza molto evoluta sotto certi aspetti, riguardo altri stando alla sua opinione -e alla tabella comparativa del Q.I. delle razze da Alemagna I a Zuzzurellus IIV- abbiamo ancora molti aspetti primitivi.
Alché mi sono sentito in dovere di dargli alcune definizioni per chiarirgli i concetti. Ma lui subito mi ha spiazzato: "qual'è la definizione di definizione?". Superato il primo impasse tautologico sulla definibilità della definizione stessa ho continuato il mio piccolo contributo alla famosa Guida Galattica per Autostoppisti, il libro più venduto della galassia.
Bene amico mio, parliamo di amicizia. Sulla terra vige la legge della natura, gli animali si sbranano tra loro, noi sbraniamo gli animali, alcuni animali vorrebbero sbranare noi. Ma per meglio sopravvivere, a parte sporadici casi, gli individui della stessa categoria (mammiferi, padriferi, e così via) tendono ad agglomerarsi in formazioni sociali, che noi umani chiamiamo a seconda delle dimensioni e del grado di legame in maniera diversa: famiglia, amicizie, squadra di calcio, partito politico, concittadini... e così via.
Questo per vari motivi "storici": per evitare di dover sempre accoppiarsi da soli gli umani tendono a cercare di accoppiarsi sempre con individui del sesso opposto. Ci sono delle controindicazioni, una delle quali è la famiglia. Formazione sociale che implica l'avvento di un importante parola nel dizionario umano di sesso maschile: responsabilità. Facendo un passo indietro, come gli animali, anche gli uomini devono difendere il proprio piccolo ecosistema. Ma dover affrontare l'intera razza umana da soli è dura, di conseguenza gli umani tendono a stringere legami di vario tipo con gli individui più prossimi, legame comunemente definito come "amicizia".
L'amicizia ha molti lati positivi tra i quali il consumo di alcolici, le partite di calcetto, i discorsi sul sesso e sul calcio per gli individui di sesso maschile, sul sesso e sullo shopping per gli individui di sesso femminile.
Ha anche delle controindicazioni però: la prima è comunemente detta momento del bisogno. Nel 98% dei casi (percentuale variabile in base alla quantità di legame accumulato) in questa determinata situazione l'amico sparisce. Il restante 2% rimane disponibile ad ascoltare e a consigliare, solo ed esclusivamente nel caso non vengano richiesti soldi. Infatti la controindicazione raggiunge una percentuale di totalità quando si parla di momento del bisogno di soldi.
Un'altra controindicazione è comunemente detta mai presentare la tua ragazza. Gli amici infatti in una percentuale bassa ma considerevole, facendo leva sul legame stretto col malcapitato provano a realizzare con la sua fidanzata il desiderio di accoppiamento. Questo perché l'amicizia implica fiducia, e farla alle spalle di uno che si fida è molto più facile.
Caro autostoppista, quindi l'amicizia è una delle formazioni sociali più diffuse e particolari della razza umana. Da questo istituto nascono molti detti come chi fa da se fa per tre, fidarsi è bene non fidarsi è meglio, chi trova un amico trova un tesoro ma chi trova un tesoro trova un tesoro, e molti altri.
Amico mio ora si fa tardi, nel senso maritozziano del termine che è molto simile a quello terrestre, non fosse che i maritozziani sono tutti dei maritozzi e di conseguenza non possono deambulare, perciò continueremo gli aggiornamenti della guida sulle definizioni, e sulle formazioni sociali in un altro momento.

Si ricorda ai lettori che la guida galattica per autostoppisti è un libro empirico, e rispetto al signore degli anelli che sulla terra è andato benone ma che su altri pianeti neanche lontani viene usato come sotto bicchiere e a volte come strumento di tortura, la nostra raccolta del sapere è un best seller incontrastato e qualunque critica mossagli non è fondata. Il sapere contenuto in essa è basato sull'esperienza diretta delle cose, e non su pensieri profondi o filosofici, e soprattutto è un libro molto economico da regalare ai parenti.

12 gennaio 2006

Esplosioni nel cielo, ma il cielo è serenb

I bombardamenti aerei sono una delle mie macabre passioni. La contraerea che traccia geometrie nel cielo e giovani piloti dalla vista buona che volteggiano nei loro caccia attraverso i lampi del fuoco, le nuvole, il suolo ostile diecimilametrisottoipiedi. Mi sono sempre chiesto cosa pensasse un pilota di guerra. Se si chiede dove andranno ad atterrare i confettini sganciati, e se ciò lo spaventa o se si diverte a spargere sale sopra alle ferite delle città.
Tutti i ragazzini si appassionano alla guerra, chissà perché. Avevo una collezione bellissima di mezzi corazzati di metallo, un carro armato americano con tanto di cingoli di ferro, e un'intera divisione wehrmacht dipinta [mentre se ben ricordate la maggior parte dei soldatini erano di plastica verde e avevano ben poco di realistico].
Mi divertivo un mondo a simulare enormi scenari bellici tra il divano [le cui pieghe ben simulavano un territorio montagnoso] e i trenini, o i playmobil. La werhmacht assedia la città dei playmobil. Due divisioni russe, supportate da un mortaio di mattoncini colorati Lego, tiene sotto tiro la strada dalla stazione ferroviaria Lego per rallentare l'avanzata delle truppe corazzate. Ma ecco il colpo di scena, dall'estremità occidentale del divano, dopo una marcia forzata di parecchi chilometri arrivano numerose divisioni di supporto, che cogliendo da dietro i crucconi li mettono in rotta. La città di Playmobil è salva, e così i suoi plasticosi abitanti. L'industria bellica Lego Techincs riprende la produzione per fronteggiare il prossimo attacco. E nessuno temeva la dittatura del comunismo a Playmobil. Perché all'epoca il muro di Berlino era ancora in piedi.
Nessun bombardamento aereo all'epoca.
Nessuna visione di notti arabe illuminate da fantastiche contraeree.
Nessun pilota abbattuto.
Poche case distrutte [se non quelle strettamente necessarie ad aggiustare il tiro del mortaio in mattoncini].
Nessuna esplosione nel cielo, perché il mio cielo era sempre sereno.

10 gennaio 2006

Vetriolo [parte seconda]

Ad Avellino per molti anni ha vagato un tizio che in occasioni particolari esponeva enormi cartelli, di cui quello più famoso era "i figli non vi obbediscono perché hanno troppi soldi in tasca".
Però a chiedere siamo sempre stati bravi. Vacanze, oggetti, regali, begli ambienti, tutto quello che potevamo prenderci ce lo siamo presi.
Poi ci siamo persino fatti cogliere dallo spleen, ah la vita per me è così insensata! E allora via 10.000 euro per fare un po' di college inglese che si sa è utile per sfogare i bollori sessuali e per imparare la lingua. Oppure l'erasmus (quanto avrei voluto farlo anche io!). Una fantomatica borsa di studio, e un anno passato a cazzeggiare, partecipare a festini, tutto spesato da mamma e papà "ah mio figlio studia all'estero". Poi torni dall'erasmus e dal college ed hai quel senso di distacco nei confronti della tua cittadina così provinciale. Niente di speciale, bello, sei solo andato a drogarti in un ambiente più ampio.
L'unica cosa che non rimpiango di aver spillato ai miei genitori sono i viaggi. Ho visto un mucchio di posti, sempre tirando la cinghia e succhiando la polpa di ogni luogo. Non sono certo il tipo da Club Mediterranee con animazione figa e pollastrelle tirate. E non vedo l'ora di ripartire alla volta di un nuovo luogo da scoprire. Anche perché ormai sono 365 giorni che non parto alla ventura -non considerando viaggio la tetra trasferta in terra toscana-!
Pindarico eh? Cazzi miei.
Tornando al discorso precedente credo che la mia generazione e le successive siano così tristi ed appiattite per un semplice motivo: dalla difficoltà escono maggiori ingegni che dagli agi.
Gongolarci nella noia è ormai il nostro hobbie preferito. Lamentarci invece di inventare.
Ma non abbiamo la possibilità di fare altro, siamo così limitati.
Spero in una prossima guerra che rada al suolo Rapallo. Bel posto per carità, ma la morte degli intelletti.
E se qualcuno crede che Genova o Milano o Londra siano lo stesso che qui, allora la guerra deve spazzare via ogni sentore di civiltà anche da quelle parti. Ricostruire sarebbe il massimo.
Quante fucilazioni farei nella malnata ipotesi che io salissi al potere!!!
Ah perché io sono meglio degli altri, l'avrete capito. E chi non è d'accordo può anche andarsene a fanculo.

09 gennaio 2006

Cannibalismo da autoradio, ma buongustaio

La mia autoradio è cannibale, divora i cd. Li inserisci e non li restituisce. Sembrano come scomparsi, deglutiti all'interno della sua enorme pancia macchina. Provo a scavare nelle profondità con elementi appuntiti, ma non ottengo niente, i cd non escono mai più. Sarei curioso di portarla dall'elettrauto e scoprire dove li posiziona. Ogni tanto poi li sputa fuori, forse quando è stufa di masticare sempre lo stesso cd.
Tant'é. Qualche mese fa fagocitò Yoshimi Battles The Pink Robots dei Flaming Lips. Pensai, però che gusti: alternativa al massimo la mia autoradio!
Ieri poi è stato il turno di un cd che mi ero appena masterizzato, e che praticamente non sono riuscito a sentire: Z dei My Morning Jacket. Anche questo un album particolare, contenente rock classico, elettronica, atmosfere rarefatte miste ad esplosioni rock, e genuino soul americano.
La cosa non mi va giù.
Primo perché io sono un ottimo dj da automobile, e, sebbene in compagnia tenda a sparare cd più "rilassanti" quando sono da solo alla guida ascolto il peggio post-rock in tutte le salse.
Secondo perchè potremmo discuterne. Hai un display? Segnalami le tue preferenze. Certe volte mi sembra di presagirle però. Tracce che saltano inspiegabilmente, cd che proprio non ne vogliono sapere di essere letti.
Il sospetto ce l'ho: la mia autoradio è posseduta, e affamata di indierock. Tanto meglio per carità, ma i My Morning Jacket almeno poteva farmeli prima sentire un po'!

06 gennaio 2006

Bossanova

Ieri ho fatto un salto in un forum dove un tempo postavo ma che ora è stato preso d'assalto da adolescenti brufolosi con gli ormoni aizzati e l'ignoranza e la stupidità di un topo -morto-.
Comunque vado nella sezione musica e nel solito thread sulla canzone da ascoltare, coi testini romantici sottolineate e le faccine e i cuoricini, e "io mi ci ritrovo perché" [cosa che già mi porterebbe a dare fuoco all'intera sezione] che ti vedo? Una di quelle biNbeminchia che cita "Where is my mind" come pezzo dei Placebo che invece ne hanno fatto una cover e male.
Ma porco Dio.
A parte che se non sai un cazzo devi stare zitta, oltretutto i Placebo non sono un cazzo di nessuno, la stronzetta ha pure dichiarato dopo essere stata corretta: ah ma lo so che è dei "pixels".
I Pixies stronza, i Pixies.

05 gennaio 2006

I miei criceti sono tutti morti

I miei criceti si chiamavano Ciuchi e Ciu. Ma non erano solo due. Ho avuto tantissime coppie di criceti che si chiamavano Ciuchi e Ciu. Il mio vicino di casa aveva costruito una casetta di legno per i criceti, e loro coi biscotti non riuscivano ad entrare. Facevano delle scene con quelle loro boccucce piene di mangime. Il mio vicino di casa è sicuramente morto, io ora vivo in casa sua, ho il mio letto dove lui aveva il suo letto. Io non so se è morto, ma a conti fatti potrebbe benissimo esserlo visto che era già molto vecchio tanto tempo fa. Ed anche sua moglie sarà morta. Mi erano molto affezionati.
Una volta un criceto mi è scappato e non lo trovavamo più. Il giorno dopo l'abbiamo recuperato ed era il criceto più felice del mondo: si era infilato in una cassetta che tenevamo sul balcone, piena di noci. Un criceto tra le noci, non gli sarà parso vero.
I miei criceti sono tutti morti.
Anche i miei pesci rossi sono tutti morti.
Quanti morti ho seminato per strada e neppure mi ricordo bene quanti fossero. E' così che funzionano gli affetti?
Gli affetti funzionano così. Solo chi vive è vivo. Chi muore rimane in qualche ricordo, ma tutto il resto va avanti.
E' un incredibile intersecarsi di linee che si incrociano per periodi più o meno lunghi di tempo. Corrono assieme per un po', poi qualcuna si ferma, qualcun'altra cambia direzione. Quasi come giocare a Tron.
Se è vero che passando qualcosa lasciamo, incidiamo una traccia, perché ora non mi ricordo quanti criceti ho avuto, perché le persone care sfumano, quasi come se il loro passaggio fosse qualcosa di estraneo?
Si va troppo velocemente oggi.
Chissà quanto vivranno le persone nel 2384. Forse troppo o forse molto meno. Chissà se solo una persona al mondo, per un nanosecondo, per una casualità, avrà per le mani qualcosa che mi è appartenuto e penserà al proprietario, a colui che pieno di vita dalla testa ai piedi amava, sperava, sognava. Il mio nome. La mia voce. Le mie parole. Il mio essere vivo. La mia immagine. Quasi tutto muore.
Andremo nello spazio, e viaggiando nello spazio potremo tornare a guardare indietro nel tempo. Sfruttando i principi della velocità della luce. Verrà inventata una specie di televisione del passato, poiché si scoprirà che ogni persona, ogni evento, ogni movimento, lascia delle radiazioni che possono essere decodificate col nostro nuovo strumento.
Certo i programmi più gettonati saranno quelli più cruenti, tipo lo sbarco in normandia, la battaglia di Verdun, e così via. Scipione, la battaglia di Azio, le olimpiadi dell'era antica, tutto a portata di decoder. Persino Italia - Germania 4-3 nello splendore del colore, e della tridimensionalità.
Finiti i voli pindarici vado a dormire e depenno un altro giorno dalla mia data di scadenza.
Mi piacerebbe avere un figlio, me stesso in un'altra persona, ecco un modo per sopravvivere.

04 gennaio 2006

Ci saranno giorni di pace, se ne avrai il tempo

E' un argomento difficile e controverso. I giorni di pace, dopo i quali andare a dormire tranquilli. Non le giornate di ozio, ma quelle di serenità. Come dopo una cenetta romantica, una soddisfazione sul lavoro, o una dormita parecchio riposante, una passeggiata con qualche amico.
Insomma quali sono quei particolari ingredienti che rendono ventiquattro ore piacevoli. Non giornate indimenticabili, ma nelle quali pressapoco tutto è girato liscio. L'ingrediente principale è la spensieratezza.
Perciò ci saranno giorni di pace, se ne avrai il tempo, se sarai sufficientemente sereno. Ma dovrai esserci tu, altrimenti mancherà uno di questi ingredienti.

L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto: "tutti leggono il tuo blog, tu leggi gli altri?" ed io ho risposto "no", perché penso che nessuno abbia veramente qualcosa di interessante (per me) da dire. Ho trovato rari blog che colpissero il mio intelletto, tipo l'indieblog "l'arte di allacciarsi le scarpe, per il resto il nulla. Foto brutte, testi brutti, bassezza di concetti e di idee... perché dovrei perdere il mio tempo con tale spazzatura? Ma il tuo non è da meglio. No, ma lo scrivo io, devo leggerlo per forza!

03 gennaio 2006

Odio

gli artisti, gli pseudoartisti, gli alternativi per forza, gli pseudoalternativi, i colti e gli pseudocolti, gli adolescenti, i liceali, i diciottoventenni, i comunisti per look, i fancazzisti, i sotuttoio, la mia stempiatura, i compleanni, gli arrivati, gli immaturi e perfetti maturi, le ragazze stupide [il 90% tra i diciotto e i 24 anni], le ragazze puttane [il 90% tra i 25 e i 30], i dongiovanni.
odio anche quelli che commentano i blog e non si firmano.
odio discutere delle mie opinioni.
odio parecchia gente immotivatamente, sarà perché ho un carattere di merda.

01 gennaio 2006

Cento colpi di coda, prima di andare a dormire

Il primo bacio, la prima parola, il primo bicchiere, la prima sigaretta, la prima pipì, la prima bestemmia, la prima risata, la prima incazzatura, la prima colazione e la prima rasatura. Voltando pagina ci si pensa per forza. "la prima sigaretta del 2006".
Nel razionale tran tran dei giorni non ci aspettiamo o non vorremmo appiattirci alla routine di sempre. Ci spettano quantomeno dei cambiamenti!
L'autostoppista spaziale si è molto divertito a guardare le usanze di noi strampalati umani in questo periodo di feste. Ed è incredibile che, quando proprio la festa sembra essere al culmine, tutto finisce in un lampo, scema verso la tranquillità. Ma d'altronde lui non può capire che noi siamo soliti caricare più l'attesa del momento stesso.
Basta qualche giorno fuori casa però per rendermi conto di quanto un particolare assente possa fare la differenza: i canonici cento colpi di coda prima di andare a dormire.

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