09 gennaio 2013

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Certe volte io e Cinzia facevamo delle lunghe chiacchierate per fare il punto della situazione, dicevamo.
Ma di tanto in tanto, alla lunga, parlavamo anche di cose che con la situazione non avevano niente a che fare.
Un pomeriggio eravamo in soggiorno e lei mi ha detto: -quando ero incinta mi portavi in bagno le volte che stavo troppo male o quando ero troppo grossa per scendere dal letto. Allora mi ci portavi tu. Nessun altro farà mai una cosa del genere, nessuno potrà mai amarmi tanto e a quel modo. Qualsiasi cosa succeda, quello almeno ci resta. Ci siamo amati come nessun altro mai potrà amarsi.

Ci siamo guardati, forse ci siamo sfiorati le mani, non ricordo. 
Poi mi è venuta in mente la mezza pinta di vodka o gin o tequila che avevo nascosto sotto i cuscini del divano su cui eravamo seduti (oh, bei tempi!) e ho cominciato a sperare che presto si sarebbe alzata per fare qualcosa -andare in cucina, al bagno, fuori a ripulire il garage.
- forse potresti fare un caffé, le ho detto -un po' di caffé ci starebbe proprio bene.
- vuoi mangiare qualcosa? una minestrina magari.
- qualcosa si può anche mangiare, ma di sicuro una tazza di caffé me la farei.


E così lei è andata in cucina. Ho aspettato finché ho sentito che aveva aperto il rubinetto. Poi ho infilato la mano sotto i cuscini per prendere la bottiglia, l'ho strappata e ho bevuto.


Cose del genere non le ho mai raccontate alle riunioni degli AA. In quelle riunioni non dicevo un granché. "passavo" come dicono quando tocca a te e tu non dici niente tranne "stasera passo, grazie".
Però stavo ad ascoltare e scrollavo la testa e ridevo di complicità alle terribili storie che sentivo. Di solito andavo ubriaco a quelle prime riunioni. Si ha paura, e c'é bisogno di qualcosa di più che caffé istantaneo e biscottini.
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